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I DONI DELLO SPIRITO SANTO
Il dono della sapienza ci fa conoscere e gustare le cose di Dio, Dio medesimo e tutto ciò che ci guida a possederLo. Ci disgusta dei piaceri del senso e spandendo certa tal quale soavità sopra i beni dell’ordine soprannaturale ci fa aspirare a tutto ciò che è degno di un’anima immortale; affranca il cuore dall’impero dei sensi, ci innalza al livello degli angeli di cui ci fa dividere i gaudi e le inclinazioni. Il dono dell’intelletto ci rende capaci di afferrare con facilità ed intendere, per quanto è dato alla mente nostra limitata e debole, le verità della religione. Fa predominare l’anima sul corpo e ne induce alla sobrietà, virtù indispensabile a tutti gli uomini di studio, ci dà una grande penetrazione per intendere i libri sacri e la parola di Dio; ci discopre i difetti dell’errore, i sofismi dei critici, la stoltezza degli empi fortificando e premunendo la nostra fede Il dono del consiglio ci fa discernere le vie del cielo, prendere ed indicare i mezzi più propri per camminarvi con sicurezza. Ci rende lo spirito retto con il farci preferire il più al meno; ci dimostra con tutta l’evidenza che i beni temporali non possono appagare il ostro cuore fatto per l’infinito. E distaccando questo nostro cuore da tutte le preoccupazioni materiali vi conferisce una grande oculatezza per giudicare saviamente, per risolversi, e per risolvere gli altri nelle loro titubanze. Finalmente lo nobilita liberandolo dalla tirannia dell’avarizia, che nel linguaggio di tutti i popoli civili è chiamata vile e sordida. Il dono della fortezza ci rende superiori alla nostra innata debolezza, ci fa grandi cose operare per Iddio e per i fratelli e vincere gli ostacoli che si oppongono all’adempimento dei nostri doveri, e tutto questo perché dà nuovo slancio all’anima e alle sue potenze facendoci affrontare le più ardue imprese come è avvenuto negli apostoli, nei martiri, nei missionari in ogni tempo. Ci fa respingere con orrore le istigazioni della carne e del demonio, gli scandali e le massime del mondo corrotto e corrompitore. Ci fa calpestare gli umani riguardi, sopportare con rassegnazione dolce e tranquilla le infermità del corpo e le pene dell’anima, le contrarietà, i rovesci della fortuna, la perdita dei congiunti e la morte stessa. Il dono della scienza ci dà una conoscenza certa della verità della fede e ci aiuta a fare un retto uso delle cognizioni umane. E questo perché rischiara l’intelletto e dirigendo il nostro criterio nei vari giudizi impedisce che si vedano le cose in falso lume. Ci trattiene dallo sdegnarci per ragioni che ne siano immeritevoli. Dona la semplicità della colomba, la prudenza del serpente, ci mette in guardia contro le false scienze, e forma nella mente quella assennatezza di riflessioni, quella dirittura di giudizi, quel senso pratico così efficace e nello stesso tempo così raro. Il dono della pietà dilata il nostro cuore nell’adempimento dei doveri religiosi comunicandogli un senso di amore delicato e forte che lo nobilita, lo intenerisce e lo rende rispettosamente filiale verso Dio e verso tutto ciò che lo riguarda, vale a dire la sua chiesa, la sua parola, i suoi tempi, i suoi sacerdoti, le sue membra afflitte. fa sì che prodighiamo a tutti gli uomini l’amore di un fratello per il fratello, la compassione di un amico per l’amico. Il dono del timor di Dio, infine, imprime nell’anima nostra un grande rispetto verso la divinità, un grande terrore dei suoi giudizi, un grande orrore per il peccato. Per questo come veramente siamo ci rende piccoli sotto la possente mano di Dio, umili, modesti, dolci verso il prossimo. E lungi dall’umiliare il nostro spirito lo affranca da ogni timore umano conferendoci un carattere franco ed indipendente che a tutto ci rende superiori. (…) Sì, chi teme Dio nulla teme e chi invece si vanta di non temere Dio teme ben spesso del numero tredici, delle iettature, del cattivo esito delle imprese cominciate in giorno di venerdì e di misteriose influenze parto di menti inferme. (6 Gennaio 1920 – Parma – Cattedrale – omelia “Credo in Spiritum Sanctum”) |