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LA VITTORIA CHE VINCE IL MONDO

Ma donde vi verranno la virtù e la fortezza necessarie per rendervi superiori a tanti cimenti, per superare tanti e sì formidabili nemici? Da quella croce che vi ho testé consegnata e che riassume il vangelo che dovete bandire ai popoli, e che è la vittoria che vince il mondo. Da quel crocifisso Signore che in tutte le contingenze dell’arduo vostro apostolato dovrà formare il vostro vanto e la vostra gloria e soprattutto il vostro duce e maestro. A lui tenendo fisso lo sguardo, a lui ispirandovi non dimenticherete mai che i pensieri e gli affetti, le parole e gli atti di un apostolo di Gesù Cristo non debbono aver nulla di terreno, di carnale, di mondano, di vile. Non dimenticherete mai che la vostra carità deve accogliere nei suoi santi amplessi, senza eccezione di sorta, gli uomini tutti perché in Cristo, al dir dell’Apostolo, non vi è né giudeo né greco, né libero né servo, ma tutti in lui siamo una cosa sola, per cui vi farete tutto a tutti per tutti condurre a Cristo.

Non dimenticate mai che voi siete stati eletti per essere la luce del mondo, il sale della terra, e che lo dovete essere prima col fatto e poi con la dottrina, ad esempio di lui che coepit facere et docere. E per tal modo soltanto potrete ripetere ai popoli che genererete alla fede: “siate nostri imitatori come noi lo siamo di Cristo; camminate come da noi ne avete ricevuta la norma – ambulate sicut habetis formam nostram”. Non dimenticherete mai che l’apostolo di Cristo deve, a somiglianza del Suo divino maestro, passare in mezzo alle genti beneficando tutti, prestando a tutti le sue cure, soccorrendo ad ogni sorta di bisogni, e spargendo su tutti benedizioni celesti.

(25 Gennaio 1907- Parma – Cappella martiri, Discorso ai partenti)