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LA PREGHIERA

 

Siamo in quaresima: la preghiera assidua ci aiuta a vivere la preparazione alla Pasqua. Il beato Conforti ci ricorda che la preghiera è “Dio che invocato discende”.

 

La preghiera rende l’uomo maggiore di sé, lo trasfigura, lo sublima, lo divinizza. Solo le anime superficiali e volgari possono avere in dileggio la preghiera e disprezzare coloro che soddisfano a questo dovere, a questo bisogno del cuore. No, mille no, la preghiera non avvilisce l’uomo, né lo rende pusillanime e da poco, è essa anzi che forma i martiri e gli eroi di Cristo. Osservateli: nella lotta contro i tiranni, nell’orrore del carcere, ai piedi del patibolo, che fanno essi? Pregano! Sono vecchi cadenti, teneri fanciulli, innocenti giovinetti, delicate donzelle: perché non tremano all’aspetto della morte? Perché dalla preghiera hanno attinto una forza ed un coraggio sovrumano. No, la preghiera non avvilisce l’uomo, ma è senza dubbio la funzione più nobile e più gloriosa che egli possa esercitare in questo mondo, ed a lui conferisce una grandezza veramente sovrana. Non solo essa ci mette in intimo rapporto con tutto ciò che vi è di vero, di bello, di santo in cielo e sulla terra, ma ci rende altresì partecipi dell’amicizia di Dio, delle sue più tenere effusioni, delle sue più intime confidenze. La preghiera è Dio che invocato discende: Dio versato, infuso nel nostro cuore, secondo la bella espressione di Agostino; Dio nostro Redentore, nostro amico, nostro fratello che ci guarda e che ci ascolta, che sorride benevolo ai nostri omaggi ed ai nostri affetti. Ed è da questa comunicazione da questo contatto con la divinità che l’uomo attinge sovrumana energia. “Due grandi cose io ammiro - dice san Giovanni Crisostomo - in cielo e sulla terra: in cielo la potenza del Creatore, sulla terra la potenza della preghiera: sia pur debole l’uomo quanto si voglia, se egli prega diventa forte della fortezza di Dio”.