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LA FILANTROPIA E L’AMORE
Con un linguaggio espressione dell’epoca in cui vive, ma con un significato sempre attuale che sembra quasi riferito ai giorni nostri, Monsignor Conforti ci fa riflettere sulla distanza che intercorre tra la filantropia e l’amore. L’amore non esclude la filantropia ma va’ oltre le prospettive dell’uomo.
«Il fascino della carità di Cristo ha una forza irresistibile e nulla può esservi surrogato. Invano si cerca di sostituirvi la filantropia che col pretesto di sollevare le condizioni dei poveri manomette bene spesso i beni della chiesa aprendo adito, per logica conseguenza alle rivendicazioni del socialismo. Checché si dica e si faccia, tra l’una e l’altra passerà sempre la distanza che intercede tra il cielo e la terra, tra il divino e l’umano. Agli occhi della filantropia il povero, il sofferente è un uomo, forse ancora un cittadino; agli occhi della carità è il rappresentante di Gesù Cristo, il suo amico, l’erede delle sue promesse.» (20 Giugno 1920- Parma, Panegirico per Luisa de Marillac, FCT 27,19)
«Oggigiorno alla carità, virtù soprannaturale che prende la sua ragione di essere dall’alto, si è voluto sostituire la filantropia, spoglia di ogni carattere divino; ma ben vediamo quanto infelice si sia mostrata la sostituzione alla stregua dei fatti. La dimenticanza del soprannaturale mena individualmente all’egoismo e socialmente alle rivoluzioni, all’anarchia, alla distruzione. Mai infatti come oggi si è parlato con tanta insistenza di di fratellanza, d’uguaglianza, d’umanità e mai l’odio si è mostrato più accanito tra classe e classe, tra nazione e nazione. Mai furono più frequenti le rivolte, più ardenti le competizioni, più spietate le concorrenze, più feroci tra di loro i partiti. Ed ai giorni nostri appunto si è avuta la più disastrosa delle guerre che abbia funestata la terra ad onta delle grandi alleanze concluse per impedire la rottura dell’equilibrio europeo, ad onta delle conferenze internazionali per la pace tenute in precedenza. È doloroso che dopo diciannove secoli dacché Cristo ha proclamato il precetto della carità fraterna, della carità universale che dovrebbe formare dell’umanità una sola famiglia, vi abbia ancora chi predichi la legge dell’odio e per colmo d’ironia in nome della fratellanza universale. Si è voluto proscrivere dal civile consorzio chi ha promulgata la legge della carità ed ecco che in luogo dell’amore regna nei cuori l’egoismo che scinde gli animi, moltiplica i partiti e produce le reazioni. Infatti dopo gli orrori della guerra della quale siamo stati testimoni e parte è da tutti vivamente sentito il bisogno della pace ed ogni anima onesta la invoca per il bene comune.» (20 Novembre 1921- Parma, Cattedrale, Omelia per VII Centenario Terz’Ordine Francescano, FCT 27,56) |