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Africa 2009 – Diario di un viaggio non solo geografico

 

Quello che segue  è il diario del viaggio di Anna Paola che quest’estate, insieme ad altri laici, ha vissuto alcuni giorni in Burundi e a Goma. Anna Paola ci presta i suoi occhi per rivedere quello che lei ha incontrato, anche se il viaggio intrapreso è stato molto più profondo di quello geografico.

 


 

Preparazione alla partenza:       
un viaggio interiore e di comunione

La prima tappa significativa di un viaggio, così a lungo desiderato, con destinazione Goma è certamente quella dalla sosta più lunga. Sosta necessaria per chi ritiene che qualsiasi esperienza non ha valore se non è vissuta e condivisa con altri. Qualsiasi esperienza non dovrebbe mai essere solo per se stessi, ma essere un pezzetto di puzzle necessario a costruire nella propria storia il quadro, che sia espressione dell’Amore che prima ci abbraccia e poi ci spinge ad incontrare veramente i fratelli, sempre ed ovunque. Tutto ciò, nella consapevolezza che questo andare, uscendo fuori prima da se stessi, questo camminare per incontrare e fermarsi a spezzare il pane con i fratelli, è ciò che per un uomo ed una donna significa vivere in pienezza la propria vita.

 

Prima tappa dunque: dentro me stessa, nella mia famiglia ristretta (marito, figli: Sara, Enrico e Paolo), nella famiglia più ampia (padre, sorelle, fratello, suocera, cognati, nipoti, zii, cugini…), nella famiglia saveriana (laici, padri e missionarie di Maria), nella mia comunità parrocchiale (Gesù Redentore), nella scuola in cui insegno (alunni, colleghi…), nel quartiere in cui vivo, tra gli amici e conoscenti tutti…

Sarebbe veramente lungo fare un resoconto dettagliato di questo primo, lungo momento del viaggio. Provo ad elencare, senza soffermarmi sulle riflessioni, alcuni momenti più significativi.

Comunicazione e condivisione del desiderio, delle motivazioni e organizzazione del viaggio nella mia famiglia ristretta e nella mia famiglia d’origine, che si sono entrambe lasciate coinvolgere accompagnandomi e sostenendomi anche e soprattutto con la preghiera.

Nella famiglia del laicato: con la fraternità di Parma si è pensato agli aspetti più strettamente organizzativi, col gruppo di Salerno non sono mancati momenti di riflessione e di preghiera.

Incontri di riflessione–preghiera presso la nuova comunità delle Missionarie di Maria a Cava dè Tirreni, con Francesca, già di casa a Salerno da alcuni anni, Rosalinda e Letizia; in particolare Rosalinda, missionaria in Burundi e Ciad, mi ha accompagnata nel mese di Luglio, con grande disponibilità e delicatezza, in un breve cammino di preparazione al viaggio.

In parrocchia, don Ciro in primo luogo, e la comunità tutta, hanno espresso la volontà di essere presenti attraverso di me a Goma. Sono stati coinvolti i gruppi di catechesi e, con semplici interventi durante le Messe, la comunità tutta è stata messa al corrente della situazione sociale e politica del paese in cui mi recavo, ma soprattutto del lavoro svolto dai missionari, missionarie e laici, segno di amore gratuito e fonte di Speranza.

Presso l’istituto Saveriano di Salerno, sono stati coinvolti i vari gruppi di giovani e giovanissimi in cammino.

La partenza fisica

Partiamo da Salerno in treno nel pomeriggio del 21 Luglio con Giuseppina, altra Campana della famiglia del laicato, arriviamo a Roma in tarda serata e ci ritroviamo con Paolo e Giovanna della fraternità di Parma. All’aeroporto di Roma distribuiamo meglio i bagagli tra di noi, per non superare il peso massimo concesso ad ogni viaggiatore: ognuno porta con sé i più svariati segni concreti della partecipazione delle proprie realtà locali.

Finalmente il decollo alle ore 1:00 circa, direzione Africa, destinazione Addis Abeba.

Bujumbura  
Mercoledì 22 – Giovedì 23 Luglio

Nello scendere dall’aereo il primo gesto spontaneo è quello di farmi il segno della croce, non intendo con esso solo ringraziare per la buona riuscita del viaggio, ma soprattutto fare un segno di saluto. Senza voler essere enfatica, la sensazione che provo è la stessa di quando si entra in un luogo Santo, in un santuario dove è presente Gesù sacramentato. Dopo i normali controlli, usciamo dall’aeroporto e ci aspettano Claudina, il motivo principale della nostra sosta di due giorni in Burundi, e p. Luigi Arnoldi. Un’accoglienza calorosissima sin dalle prime battute, la contentezza di incontrarci è veramente palpabile. Claudina è una laica di Brescia che vive ormai da tre anni in Burundi e che ha voluto fare con noi quest’esperienza di conoscenza della realtà di Goma, anche per poter meglio riflettere sulle possibili evoluzioni della sua permanenza in Africa nei prossimi anni. La sua vitalità, la sua forza d’animo e la sua fede sono state preziose compagne durante l’intera durata del viaggio. Fuori dall’aeroporto, il primo bagno nella realtà africana, gli occhi attaccati al finestrino: i colori caldi e netti, uomini e donne in movimento con grandi pesi sulle spalle e sulla testa, ma senza fretta, suoni e rumori molto diversi da quelli causati dal nostro traffico: più umani, meno metallici.

La nostra sistemazione è presso la casa per l’accoglienza dei saveriani, dove troviamo p. Pierino Zoni, conosciuto in Italia a San Pietro in Vincoli, lì solo temporaneamente per sostituire i padri assenti. La sua affettuosa e premurosa accoglienza ci fa sentire a casa e come sempre in questi casi si crea subito un’atmosfera di festa. I Padri sono contenti di constatare che nelle valigie ci sono per loro scamorze e tarallucci salernitani, torte e parmigiano emiliani.

Al nostro gruppo proveniente dall’Italia si aggiunge Claudina e altri amici. Nel pomeriggio facciamo un breve giro a piedi guidati da Claudina. È piacevolissimo camminare per strada soprattutto perché lei spesso con il pretesto di qualche informazione si ferma a chiacchierare con la gente, ci presenta e ci spiega cosa stanno facendo. Claudina ha un modo diretto di interagire con le persone davvero fenomenale, le distanze in un attimo sembrano annullarsi.

Con Giuseppina, ci poniamo domande e proviamo a darci risposte, reciprocamente ci aiutiamo a mediare impressioni avventate e a soffermarci l’una sulle riflessioni dell’altra.

Fare insieme a lei quest’esperienza africana, grazie alla confidenza creatasi in tanti anni di cammino insieme nella famiglia del laicato e alla conoscenza reciproca, per me è stato veramente un dono.

Il giorno dopo ci svegliamo alle 6:00 e dopo aver celebrato la Messa partiamo alla volta della casa dei seminaristi del Burundi. Per tutto il viaggio ho portato nel cuore la frase scritta in francese vicino al crocifisso nella cappellina di questa casa: L’Amore di Cristo mi abbraccia. Mi sarei aspettata: L’Amore di Cristo mi spinge, ma giustamente p. Luigi mi fa notare che prima stringe, abbraccia, e poi spinge ad andare. Posso dire di aver sperimentato il calore del Suo caldo abbraccio nell’andare in giro per l’Africa.

 

Visita al Centro giovani di Kamenge: p. Claudio con molta disponibilità, ci mostra le strutture.

Uscendo dal Centro giovani percorriamo 400 m di mercato a piedi per recarci dalle saveriane. In quel breve tratto di strada sterrata ho avuto il primo impatto con la realtà inquietante dell’estrema povertà di alcune zone dell’Africa. Ho capito, solo dopo, l’insistenza di p. Claudio a farci percorrere a piedi quel tratto di strada.

Devo ammettere che nonostante tutto sono stata contenta di stringere quelle manine sporche protese verso le mie, fare quel pezzetto di strada tenendo per mano due bimbe, accanto ad alcune mamme con i figlioletti sulle spalle, volgere lo sguardo e salutare uomini e donne che erano lì come tutti i giorni, sperando che quello fosse migliore del precedente.

Venerdi 24 Agosto 
partenza da Bujumbura per Bukavu

Preghiera e partenza ore 6:30, arrivo alle 7:00 alla frontiera, circa un’ora e trenta di trattative per uscire dal Burundi ed entrare in Congo, dalla parte di Uvira.

Appena entrati in Congo il paesaggio cambia completamente, la strada sterrata è piena di buche, ma ai margini della strada si vedono tra verdissimi bananeti piccoli villaggi. Davanti alle casette o capanne dove è tutto pulito, solo bambini intenti a giocare, i genitori probabilmente li abbiamo visti in cammino, trasportare carichi da vendere al mercato. La vita appare trascorrere serenamente con quel poco che si ha.

Arriviamo a Bukavu alle 16:00.

Ancora con gli occhi attaccati al finestrino cerco di cogliere le prime immagini di questa città tante volte nominata e raccontata dagli altri. Giovanna e Paolo indicano luoghi da loro conosciuti. Non piove da molti giorni e la polvere al passaggio alza delle grandi nuvole rosse, un brulicare di persone dagli abiti variopinti ai margini della strada. S’intravedono baracche di legno una vicina all’altra, si vende di tutto. Come si vive di poco!

Bukavu - Sabato 25 Luglio

Dopo le lodi, ci confrontiamo tutti insieme e concordiamo sull’opportunità di anticipare da Martedì a Domenica la partenza per Goma. Prima di partire visitiamo la cattedrale di Bukavu e in particolare le tombe dei vescovi: Cristofer Muzinwa, Emanuel Katalico e Charles Mboga. È per me emozionante recitare una preghiera sulla tomba di Mons. Muzinwa, martire nel 1996, vescovo che avevo conosciuto nel 1995 di persona a Salerno, in occasione di una sua visita presso la parrocchia Madonna di Fatima (io e Nino avevamo cenato con lui). Visitiamo anche la parrocchia CAHI dei Saveriani

 

Si sta celebrando un matrimonio, tantissimi bimbi ci seguono e ci chiedono il nome e la provenienza. Ci seguono fin dentro la casa delle Piccole Figlie: suor Paola ed Ortensia, molto amate da tutti, che vivono proprio in mezzo al quartiere. Ci fermiamo al Centro Nutrizionale, recupero orfani e Casa Famiglia di p. Giovanni Graziello Querzani. Al centro nutrizionale stanno facendo la distribuzione del giorno e assistiamo ai vari momenti.

Nella Casa Famiglia la maestra fa cantare ai bambini una canzoncina di benvenuto per noi ospiti, i bambini si esibiscono anche danzando e ci trasmettono tanta allegria, ci inseriamo anche noi nel coro. Molti di essi sono orfani, alcuni malnutriti, altri ammalati.

Il nostro giro termina infine alla Domus - Casa Regionale del Congo.

I Padri ci offrono un pranzo eccezionale in una cornice paesaggistica veramente bella: condividiamo il pranzo con p. Franco Bordignon, p. Gianandrea Tam, p. Pier Luigi Sartorio, p. Silvano Benedetti e Mauro il meccanico.

La Domus appare un angolo di paradiso: la quiete del lago, la vegetazione che si specchia sull’acqua, gli uccelli che volano indisturbati, tutto fa riflettere sulle ricchezze dell’Africa, sulle ricchezze da restituire all’Africa…

Partenza da Bukavu e arrivo a Goma   
Domenica 26 Luglio

Ore 5:50 partenza dal porto di Bukavu. Saliamo sul battello Mugote. Alla partenza, mentre l’imbarcazione si allontana dalla banchina si buttano dentro una trentina di persone senza biglietto così da riempirla completamente. Il viaggio non è stato dei migliori, a causa dell’acqua agitata, molte persone si sono sentite male. Nella confusione una mamma mi ha chiesto di tenere la sua bambina, l’ho tenuta in braccio per alcune ore. La bimba, meno di un anno, si è addormentata tranquilla.

Confesso il peccato di avere sperato che la mamma me la lasciasse per sempre!

Arriviamo a Goma intorno alle 13:00, vediamo subito sulla banchina suor Giovanna delle Piccole Figlie e Gustav che ci aspettano. Suor Giovanna prende i nostri passaporti ed espleta tutte le formalità.

Siamo a Goma, non mi sembra vero, sono contenta, ancora gli occhi fissi al finestrino e Giovanna e Paolo che ci indicano luoghi e strade, suor Giovanna fa notare le novità degli ultimi due anni.

La terra ha cambiato colore, non è più rossa come a Bukavu, ma nera, le eruzioni del vulcano, susseguitesi negli anni hanno caratterizzato l’aspetto dell’intero territorio. Le case sono completamente circondate da pietre laviche di varie dimensioni, e i bambini giocano arrampicati su grossi sassi neri. Si vive, si vende, si lavora, ci s’intrattiene… tutto tra sassi neri.

Arriviamo a Ndosho, nella parrocchia S. Francesco Saverio, entriamo nel recinto dove si trova la casa dei padri e la fraternità dei laici. Ci accolgono i Padri: i due messicani p. Roberto Carlos e p. Memo, p. Antonio Trettel che è di passaggio e Fratel Gaetano. Ci accolgono le Piccole Figlie che abitano di fronte: suor Georgette, suor Brigitte e le ragazze postulanti Emerence e Noela. Saranno loro a dare un colore tutto congolese ai momenti forti di preghiera e di fraternità.

Qui tutto è tenuto ben curato! La casa dei laici, vista nascere dalle fondamenta, mi appare calda ed accogliente, la baraza bellissima.

Troviamo dappertutto foglietti con scritta la parola: Karibu!

Sarà la parola più udita ma anche la più sperimentata concretamente nei giorni trascorsi a Goma: Benvenuti! Ho colto quanta verità ci fosse in questa parola, negli occhi delle persone si leggeva davvero “siamo contenti che siate qui e speriamo di trasmettervi tutta la nostra gioia per la vostra venuta”. Benvenuti - Karibu Sana!

Dal 26 Luglio al 4 Agosto restiamo a Goma

Claudina, con la sorella e le amiche, si sono fermate fino al 30 Luglio, dopodiché sono ritornate a Bujumbura per riprendere le loro attività. Abbiamo condiviso momenti belli di riflessione, di preghiera, di comunicazione delle esperienze, e molta allegria. Il 29 sono arrivati Fabrizio e Beatrice, la coppia di laici saveriani di Ancona appena sposati, con loro Lorenzo, un musicista marchigiano. Fabrizio e Beatrice sono stati a Ndosho, nella fraternità laicale, nell’estate 2007 ed hanno avviato un progetto musicale: un incontro di due culture attraverso la musica, uno scambio alla pari tra melodie, suoni, ritmi italiani e congolesi. Valentine è il responsabile congolese del progetto con cui Beatrice e Fabrizio in questi due anni sono stati in contatto.

Ecco, tutti, arrivati a Goma ci siamo tolti l’abito da turisti indossato fino a quel momento, ci siamo sistemati nella casa e abbiamo provato a vivere il quotidiano, la realtà della parrocchia e del quartiere.

Da questo momento, il mio racconto continua in modo e con tempi diversi, poiché mi rendo conto che una “cronaca quotidiana” riempirebbe molte più pagine di quelle già scritte.

La giornata tipo

Ore 6:15 Messa in parrocchia       
Ore 7:00 colazione e lodi presso le Piccole Figlie

Con la cuoca Medi, si organizza il pranzo per il quale avrebbe pensato poi a tutto lei.

Nella mattinata di solito si alternavano dei giorni in cui andavamo in visita presso i centri frequentati da Paolo e Giovanna durante la missione, giorni in cui andavamo in parrocchia perché previste delle attività, e giorni in cui uscivamo per fare commissioni o conoscere altre realtà di missione e volontariato.

 

Sparsa la voce del nostro arrivo a Goma, a casa venivano sempre persone a far visita a Paolo e Giovanna. Nella veranda c’era sempre qualcuno che aspettava per incontrare i coniugi Volta. Quelle diventavano preziose occasioni d’incontro perché ci si conosceva per nome, ci si raccontava le proprie storie.

A pranzo, la cuoca e a volte anche i suoi figli sedevano con noi a tavola, e anche lì avveniva uno scambio di conoscenze delle diverse culture. Dopo pranzo, fatte le usuali faccende, un po’ di riposo se necessario, e si riprendevano le attività della mattina.

Vespri alle 19:00 con i Padri e dopo cena ci raccontavamo le attività, le riflessioni della giornata.

Le Piccole Figlie ed i Padri spesso trascorrevano il dopo cena con noi.

Distribuzione viveri alle famiglie povere della parrocchia

Ogni giorno mi è sembrato vissuto intensamente, essendo tutto nuovo per me, ma alcuni lo sono stati particolarmente. Con suor Georgette e suor Giovanna delle Piccole Figlie abbiamo concordato di fare, con le offerte portate dall’Italia, una distribuzione di generi alimentari di prima necessità alle famiglie di rifugiati di guerra, che erano arrivati nel territorio della parrocchia. Le Piccole Figlie ci spiegavano che periodicamente arrivano famiglie dalle colline vicine, dove si spara continuamente e i militari fanno razzie d’ogni sorta nelle case. Queste famiglie si sistemano alla meglio in baracche che si costruiscono o trovano già costruite e non hanno nulla. Sopravvivere diventa una vera emergenza!

Una mattina io e Giuseppina, ognuna accompagnata da due mamme, ci siamo inoltrate verso i margini della parrocchia per individuare le famiglie di rifugiati arrivati di recente.

Eravamo precedute, seguite, circondate da donne e bambini scalzi che facevano strada e indicavano i percorsi più praticabili. I bambini chiedevano sempre di essere tenuti per mano, felici della novità di camminare con un “musungu” (un bianco).

 

Le mamme che ci accompagnavano chiedevano a donne, uomini e bambini del posto se avessero visto arrivare e stanziarsi nuove persone, dalle informazioni ricevute camminando e camminando sulle pietre, tra i cespugli, giungevamo presso le capanne e le baracche indicate.

Appena ci vedevano: Karibu, Karibu – Sana (Benvenuti).

In circa 5 ore di cammino, tra me e Giuseppina abbiamo invitato 100 famiglie a recarsi il sabato successivo in parrocchia per ritirare i generi alimentari. Un po’ di ossigeno!

Al termine della mattinata quando ci siamo ritrovate a casa con Giuseppina non ci siamo dette molte parole, bastava uno sguardo per intenderci. Avevamo vissuto una singolare esperienza.

Il giorno della distribuzione, tutto organizzato molto ordinatamente dalle suore congolesi, le mamme con un luccichio negli occhi venivano a ritirare i generi alimentari, ci riconoscevano e stringendoci la mano ci ringraziavano. Eravamo noi a dover ringraziare loro…

La Baraza Tupendane

La giornata trascorsa a Mugunga, nella Baraza Tupendane (luogo d’incontro dove ci si vuole bene, progetto messo su da Giovanna ed Angela e lasciato poi ai locali) è stata un’altra esperienza forte: incontrare i più poveri tra i poveri, tra essi i pigmei che sono considerati diversi e quindi emarginati. Le donne, impegnate nelle attività di artigianato delle bamboline di stoffa, ci hanno accolto con danze e canti, un uomo pigmeo si è esibito con uno strumento costruito da lui stesso, tutto particolare, i bambini… una festa!

Con Giovanna e il responsabile del luogo si è fatto un po’ il punto della situazione, abbiamo verificato che non si facessero differenze tra le donne per quanto riguarda le commesse di lavoro e la paga, che si coinvolgessero più mamme e soprattutto che si mantenesse vivo lo scopo del progetto: lavorare insieme incontrandosi. Giovanna ha sottolineato che non è necessario solo lavorare per guadagnare qualcosa, ma è altrettanto importante il mettersi insieme, costituire una piccola comunità attenta ai bisogni di ognuno. Mentre andavamo via alcuni giovani ci hanno chiesto di tornare presto…

Nei giorni in cui ci siamo recati in parrocchia per il progetto musicale abbiamo colto tra i ragazzi coinvolti ed i responsabili molto entusiasmo. Quando Beatrice insegnava un nuovo pezzo, un silenzio assoluto, massima attenzione a non perdersi una virgola e quasi sempre il coro riusciva subito a mettere in atto gli insegnamenti appena impartiti. Lo stesso entusiasmo nel momento in cui l’équipe italiana doveva registrare i canti e ritmi congolesi per insegnarli in Italia. Una domenica, durante la celebrazione, la comunità intera ha partecipato ad una esibizione dei partecipanti al progetto, con grande coinvolgimento di tutti.

Il mio racconto potrebbe continuare ancora per molto. Non sono stata capace di una sintesi perché ogni momento, ogni gesto, ogni parola hanno avuto per me significato e soprattutto ritengo vadano condivisi. Grazie a tutti coloro che mi hanno permesso di fare quest’esperienza, spero che attraverso di me sia anche un po’ la loro.

Anna Paola