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Africa 2009 – Ciò che resta nel cuore
Jambo-Jambo Sana a voi tutti. Sono le uniche parole che ho imparato in Africa e con queste parole mi sento in comunione con voi. Io penso che vi siano esperienze che si possono descrivere con parole, altre con suoni, altre con immagini e altre ancora con gesti. Vi sono, però, esperienze che non possono essere trasmesse completamente, perché visibili solo all’occhio del diretto osservatore. Sguardi, voci, suoni, odori, sapori e colori non possono essere riportati perché fanno parte della vita e come diceva qualcuno: “la vita o la si vive o la si scrive”. Lascio raccontare a coloro che hanno condiviso con me questa esperienza la gioia e la ricchezza dei particolari. A chi mi chiede cosa ho visto in Africa dico che è stata un’esperienza bella e drammatica nello stesso tempo: bella perché ho potuto realizzare un sogno che veniva da lontano, e drammatica perché nessun documentario, racconto, foto o filmato mi aveva fatto immaginare la realtà che mi sono trovata di fronte. Ciò che mi resterà nel cuore sono: - la gioia disarmante ed accogliente dei bambini africani - le persone di ogni età che portano, su strade impervie, pesi al di sopra delle proprie forze - le case fatte di vita che rendono viva la preghiera del “Padre Nostro” in quanto la gente cerca di procurarsi solo il pane quotidiano e lascia il domani nelle mani di Dio Padre. I nostri occhi di “wazungu” non sono più abituati a vedere l’essenziale. Ciò che è essenziale ci sfuggee pur facendoci prossimi al prossimo non siamo “Lui” e non lo saremo mai. Possiamo amarlo solo come noi stessi. E il Signore non ci chiede di più. Giuseppina |