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Le Parole del Padre Ai dilettissimi Giovani Cattolici della Diocesi "È vero che le vocazioni tra noi oggi non abbondano, ma questo unicamente perché l’ideale missionario, il più sublime di tutti, non viene agitato in questi ultimi tempi come sarebbe stato necessario, per cui si è reso pressoché sconosciuto a questa nostra generazione". Nel 1925, il vescovo Conforti scrisse questa lettera ai giovani. La riproponiamo integralmente. Ci sembrano di grande attualità, anche oggi, per tutti i nostri giovani. Sento il bisogno di rivolgere a voi in particolare la mia parola, giovani carissimi, per assecondare un’interna ispirazione, che già da tempo a questo mi sollecita. Tutti ammirano lo slancio con cui la Gioventù Cattolica Italiana da diversi anni favorisce le opere missionarie e quanto concerne la dilatazione del Regno di Dio, considerando tutto questo come una integrazione dell'attività provvidenziale che è chiamata a svolgere. E godo di poter io pure attestare, a lode vostra, che voi non siete a nessuno secondi in questa nobile gara. Io saluto questo fatto consolante come lieto auspicio, per la vostra organizzazione, delle più elette benedizioni del Signore e di giorni di non più veduta floridezza per l'Apostolato Cattolico, che mai come ora ha proceduto innanzi nel suo glorioso cammino verso la conquista del mondo infedele. Ma quanto ancora rimane da fare prima che la parola di Cristo auspicante ad un solo ovile, ad una sola grande famiglia, possa dirsi un fatto compiuto! Sono oltre un miliardo coloro che ancor non conoscono Gesù Cristo, che non godono dei benefici della civiltà cristiana e giacciono fra le aberrazioni e gli orrori della superstizione e delle barbarie. Gesù Cristo, dopo diciannove secoli di Cristianesimo, potrebbe oggi ripetere ancora quanto diceva mestamente ai suoi Apostoli: "Alzate gli occhi vostri, e mirate le campagne che già biancheggiano per le messi... la messe è veramente copiosa, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai per la raccolta" (Joan. IV - Matt. IX). Queste accorate parole, che rivelano l’amore immenso del Salvatore per gli uomini, e che suonano invito amoroso, da tanti non sono ancora state comprese appieno e meditate come si converrebbe. Ed io vorrei che di preferenza le meditassero i giovani, perché la gioventù è l’età degli slanci generosi, dei virili propositi, dei sacrificii eroici e delle dedizioni senza limiti e senza calcoli. Ben le aveva meditate Francesco Saverio, il grande Apostolo delle Indie, l'Alessandro dell'evo cristiano, il quale in un momento di sublime entusiasmo scriveva: "Io vorrei correre attraverso le Scuole e le Università d'Europa per dire a tanti studenti e dottori, che serbano per se stessi la loro scienza, che vi sono milioni d'infedeli, che si farebbero cristiani se non mancassero gli operai. Per dire loro che se cercassero nel ritiro degli Esercizi Spirituali la volontà di Dio, non tarderebbero ad esclamare: Signore che cosa vuoi da noi? Eccoci pronti, mandaci dove vuoi, e se così a te piace, anche fra gli Indii". Io pure vorrei che queste parole sante trovassero eco nel cuore della nostra Gioventù Cattolica Italiana e dalle sue file sorgesse un maggior numero di apostoli generosi da emulare, da superare anzi altre nazioni, che oggi hanno in questo su di noi il primato del numero. È stato detto che gli Italiani non posseggono la generosità e lo slancio che è proprio di altri e che perciò difettano tra di noi le vocazioni apostoliche. Niente di più contrario a verità, io rispondo, niente di più contrario alle nostre tradizioni storiche. Sono senza numero i nostri che in ogni età si consacrarono all'apostolato nelle terre infedeli, e non pochi di questi sono venerati sopra gli altari, redimita la fronte dell'aureola dei Confessori e dei Martiri. Suonano ancora in ammirazione i nomi gloriosi del De Jacobis, del Massaia e del Comboni, che equivalgono ad una legione. È vero che le vocazioni tra di noi ora non abbondano, ma questo unicamente perché l'ideale missionario, il più sublime di tutti, non venne agitato in questi ultimi tempi come sarebbe stato necessario, per cui si era reso pressoché sconosciuto a questa nostra generazione. Ma d'ora innanzi non sarà più così, perché dall'Italia nostra in questi ultimi anni è partita una scintilla suscitatrice ovunque di santi entusiasmi, che ha dato un impulso poderoso a tutte le opere missionarie. È questa l'ora delle Missioni: sembra perfino che il divin Salvatore ripeta oggi al suo Vicario con maggior forza di comando le parole che un giorno rivolgeva a Pietro sulle sponde del lago di Genezaret: "Prendi il largo e getta le reti per pescare" (Luca V,4). E Benedetto XV e Pio XI, felicemente regnante, in più circostanze con accento commosso hanno eccitato il Clero ed il laicato a raddoppiare i loro sforzi per cooperare alla diffusione del Regno di Dio. E la loro augusta parola ha trovato ovunque larghezza di consensi e generosa corrispondenza. Sì, non andrà molto e l'Italia, da cui è sempre partita la luce della Fede ad illuminare il mondo, riprenderà, anche in questo, il posto d'onore che le compete. Ma nella gioventù nostra sono riposte le più grandi speranze. Oggi pure il Maestro divino ripete a tanti quello che un giorno diceva al giovane del Vangelo, pel quale sentì amorosa predilezione: "se vuoi essere perfetto abbandona ogni cosa e seguimi". Se mai ad alcuno di voi, Giovani carissimi, il Signore avesse già fatto, o facesse sentire al cuore l’amoroso invito, non risponda con uno scortese rifiuto, e non volga le spalle al Maestro per ragioni umane e per mire terrene. Non si accontenti di un senso di sterile ammirazione per gli araldi del Vangelo, ma seguendo l’esempio degli Apostoli, risponda senza esitare: eccomi pronto, o Signore; ti seguirò ovunque tu vada, andrò ovunque tu voglia. Si tratta della vocazione al più sublime degli stati, si tratta della più santa delle cause, della più gloriosa e legittima delle conquiste, a cui è riservato un premio ed una gloria superiore ad ogni premio e ad ogni gloria. Cristo deve regnare su tutte le menti colla sua dottrina, colla sua volontà, con la sua legge; su tutti i cuori col suo amore: egli vuole conquistare al suo regno tutti gli uomini per renderli felici nel tempo e nell’eternità. Avrebbe potuto conseguire tutto questo con un atto semplicissimo della sua volontà onnipossente, ma ne' suoi imperscrutabili giudizii ha stabilito invece che questa sia l’opera dei secoli e della cooperazione nostra, che ci chiede in proporzioni ineguali. E se, ripeto, ad alcuno di voi domandasse una dedizione totale senza riserve, come potreste rifiutarla? E se è viltà inqualificabile negare alla Patria l'opera propria nel momento del pericolo e dei supremi cimenti, non sarà mancanza di generosità e di amore rifiutare a Cristo la cooperazione che chiede per la salvezza del mondo? Io non vengo ora a sollecitare il vostro obolo. Vengo a proporvi qualche cosa di ben più grande. Se il Signore lo vuole, se vi sentite da tanto, vengo in nome di Dio, a domandarvi il sacrificio delle vostre giovinezze, del vostro ingegno, delle vostre energie e delle affezioni più legittime e più care. È un grande sacrificio quello che vi propongo, ma ve lo domando in nome di Colui, che ha dato prima tutto se stesso per noi ed ha promesso di riconoscere per suoi fratelli coloro che in questo compiranno la volontà del Padre suo. Chi saprà dare questa suprema prova di amore godrà, anche in questa vita, gioie ineffabili sconosciute al mondo, preludio di quelle che gli sono riservate in cielo. Nessuna gioia e nessuna gloria supera quella dell’Apostolo, che coopera con Cristo alla salvezza delle anime, che conquista alla Fede ed alla civiltà cristiana una schiera, una tribù, forse un popolo intiero, che benediranno pur sempre al suo nome. Se voi visiterete la grandiosa Esposizione Missionaria Vaticana, potrete ammirare i numerosi trofei di queste pacifiche conquiste, che bene spesso grondano del sangue, non già dei conquistati al regno di Dio, perché guadagnati colla persuasione e coll'amore, ma bensì di quello dei valorosi conquistatori, che col martirio suggellarono il loro apostolato. Al paragone scialbisce la gloria di tutte le terrene conquiste. La via è aperta anche dinnanzi a voi, giovani carissimi, cui Dio chiama ad assecondare la sua voce. Oggi tutto sembra convergere al compimento dei disegni di Cristo, che vuol salvi tutti gli uomini. Le distanze del globo son tolte, i commerci assicurati, i mari aperti alla libera circolazione, le grandi nazioni unite da alleanze scambievoli e le stesse persecuzioni contro il nome cristiano rese più rare e difficili. In molti luoghi al sospetto ed all'avversione, sono succedute la tolleranza e la benevolenza ed a noi si guarda con fiducia. Tutto il mondo insomma, per questo felice insieme di circostanze, è aperto alla libera espansione del Vangelo. E noi dobbiamo assecondare i disegni di Dio, che sono di bontà e di amore. Molte case sono aperte a voi. Oltre gli Ordini e le Congregazioni Religiose di ieri, che quasi tutti non escludono dall'ambito della loro azione l'evangelizzazione anche dei popoli infedeli, abbiamo gl'Istituti di recente fondazione, che a questa si dedicano esclusivamente. Fra essi, a nessuno secondo per ardore apostolico e desiderio di conquiste è l'Istituto Parmense di S. Francesco Saverio, che colla benedizione di Dio e col favore della Santa Sede fiorisce ogni giorno più e solo lamenta di non poter contare tra i suoi alunni un numero maggiore di figli di questa nostra terra, così feconda di anime generose e grandi. Tutti questi Istituti sono altrettante palestre aperte a quanti vogliono addestrarsi colla pietà, colla disciplina e collo studio alle pacifiche conquiste della Fede. Per essi è giorno di gran festa quello in cui veggono venire alla loro volta qualche giovane dal cuore generoso e dall'anima ardente per arruolarsi al glorioso esercito di Cristo. Per essi è giorno d'indicibile gaudio quello in cui possono offrire all'apostolato schiere di generosi Missionarii, pronti ad affrontare la dura vita del campo dopo essersi consacrati a Dio per la vita e per la morte. Giovani carissimi, accogliete questo messaggio del vostro Vescovo, meditatelo seriamente al lume della Fede, e pregate Dio che vi faccia conoscere quali siano i suoi disegni sopra di voi. Interrogate il vostro cuore per udire che cosa vi dice di fronte al più sublime degli ideali, e se vi sentite verso di esso attratti, riconoscete in questa forza d'attrazione la volontà del Signore. È nobile e santo l'Apostolato che voi compite tra le file della Gioventù Cattolica Italiana, ma se il Signore vi chiamasse a cose ancor più alte, non vi rincresca lasciare le retrovie pel fronte, ove potrete acquistarvi maggiori meriti, e cogliere palme più gloriose per il trionfo del Regno di Dio. La Chiesa e le Missioni attendono da voi cose grandi. Tanti vostri concittadini, fra i quali primeggia il Venerabile Criminali, Protomartire della Compagnia di Gesù, vi hanno preceduto col loro esempio nel nobile arringo. Le miserie materiali e morali di anime senza numero implorano il vostro concorso, ed io che conosco la generosità del vostro cuore, la vostra pietà virile, ritengo che non saranno vane le speranze in voi concepite, non resteranno senza efficacia gli esempi preclari di tanti uomini grandi, né inascoltati i gemiti di tanti miseri privi della luce vivificante della Fede di Cristo. Io intanto nella mia indegnità prego il Signore che susciti tra le vostre file anime generose che siano, in tempo più o meno lontano, intrepidi banditori del Vangelo fino agli estremi confini della terra. Vi benedico con tutto l'affetto e v'invoco dal Signore quanto di bene può desiderare il vostro nobile cuore di Giovani Cattolici. Parma, dal Palazzo vescovile, 8 Marzo 1925. + GUIDO M. Arciv.-Vesc.
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