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Dialogo ed integrazione: dalle parole ai fatti
Complice forse anche l’arrivo della bella stagione, il mese di Maggio è di solito quello dedicato alle cosiddette feste dei popoli. Feste al plurale perché anche all’interno delle comunità saveriane, nel corso degli ultimi anni questo tipo di esperienza è andata moltiplicandosi. Negli articoli seguenti abbiamo quindi deciso di raccogliere i racconti di alcune di queste esperienze e in particolare delle feste dei popoli tenute a Salerno e a Desio.
Quando nel 2004 a Salerno incominciammo lentamente a riunire all’interno del Laboratorio per il Dialogo Interreligioso uomini e donne di diverse esperienze culturali e religiose, avvertivamo il bisogno di testimoniare che potevamo insieme ricercare e proclamare la Pace al di là delle diverse culture e religioni di provenienza. In quegli anni si moltiplicarono in Italia esperienze del genere. Ciascuna col desiderio di comunicare che non era vero per niente che dall’incontro tra diverse razze, culture e religioni lo scontro era inevitabile. Sono stati anni di eventi, iniziative, convegni, conferenze, preghiere, anni in cui abbiamo seminato continuamente contro il sospetto ed il pregiudizio. La gramigna è dura a morire, la diffidenza e le paure verso ogni forma di diversità restano nell’animo degli uomini come la differenza tra il giorno e la notte: lo dimostrano le notizie di aggressioni gratuite verso i gay e gli omosessuali. Ciò nonostante, se i pregiudizi non sono stati sconfitti, di sicuro grazie al lavoro che in questi anni ha unito dal nord al sud del nostro paese i tanti cenacoli di dialogo interreligioso, una sconfitta l’abbiamo determinata: abbiamo tutti insieme sconfitto la visione che le varie componenti della razza umana fossero destinate a vivere nell’isolamento e dunque, ciascun popolo recintato nel proprio ovile. Abbiamo invece dimostrato che la mescolanza è una delle possibili condizioni del vivere umano se accompagnata dal rispetto e da regole comuni. È per questo che, dopo la semina della parola e della preghiera, il dialogo interreligioso ora è cio che realizziamo nell’incontro quotidiano. Il dialogo tra le culture e le religioni ha bisogno di gioia, come dimostrano le varie feste dei popoli che si stanno moltiplicando nel paese. Gioire, ballare, mangiare insieme, come normali gesti di quotidianità, scrostano le nostre persone pur non mortificando le nostre identità e le nostre diversità. Restano le donne e gli uomini nella loro ferialità, nei loro bisogni, nelle loro attese, nelle loro gioie di tutti i giorni: per molti aspetti, giornate simili indipendentemente delle diverse culture. Giornate fatte di lavoro, di cibi, di figli, di mogli e mariti, di preghiere, di amici, di nostalgie, di ricordi, di dono, di servizi, di sorprese, di impegni, di solidarietà, di sconfitte, di insuccessi, di limiti, di debolezze, di ricerca, di affanni, di liberazioni. Le feste dei popoli ci tracciano la strada e ci aprono la porta versa un incontro fatto di gioia, ma anche di opere costruite insieme e, perché no, di una carità operosa in cui donne e uomini di diverse culture e religioni possano un giorno mettere insieme i propri talenti, per soccorrere chi è nel bisogno, per eliminare quelle condizioni di ingiustizia che ostacolano la piena realizzazione della pace. Pietro Ravallese Giugno 2010
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