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Gennaio 2010

Echi dal Tabor

 

Nella Celebrazione eucaristica conclusiva ascoltavamo i giovani che condividevano ad alta voce il frutto del “Tabor” e notavamo che insieme a tanta profondità, c’era anche tanta concretezza. Né nostalgia, né progetti entusiastici. Erano consapevoli che il “Tabor” costituiva per loro la possibilità di sostare con il Signore per ascoltarlo, per lasciarsi amare ed illuminare da Lui e poi riprendere il cammino.

Ascoltavamo e contemplavamo il dono che il Signore ci stava porgendo. Anzi, sentivamo l’essere lì come un privilegio, così grande e immeritato da avere l’impressione di stare… rubando! Eravamo mandati dal Laicato Saveriano, per un servizio, del quale eravamo stati anche ringraziati… e, invece, ci ritrovavamo ad attingere all’abbondanza della Grazia e della Speranza.

Padre Enzo, commentando il Vangelo del giorno (l’Epifania), ha voluto condividere la gioia di aver potuto sperimentare in quei giorni che esiste “gente che guarda al cielo” - come i Magi – mentre, tornando in Italia, l’aveva immaginata come “un vecchio che guarda per terra”.

Ci è venuta in mente una delle nostre ultime “condivisioni della Parola”, quella sull’esortazione biblica “Alzatevi e levate il capo” e ricordavamo che nei nostri interventi prevaleva l’elemento “difficoltà”. Così ci siamo sentiti maggiormente in debito per il fatto di essere con coloro che Giovanni Paolo II, a ragione, ha chiamato “sentinelle del mattino”: i giovani!

Allora vorremmo chiedere: non è auspicabile un avvicendamento dei laici saveriani, sia nell’equipe del “Tabor”, che in quella per l’animazione giovanile?

Camminare con i giovani è un dono veramente grande, a cui noi non vorremmo rinunciare mai, ma proprio per questo sentiamo il bisogno di condividerlo.

Vorremo concludere con un grande GRAZIE: a quanti ci hanno dato la possibilità di affiancare i giovani, al Signore che non smette di stupirci con i suoi doni, ai giovani che camminano con Lui!

Essi non sono soltanto il futuro dell’Umanità e della Chiesa, sono il nuovo, presente in mezzo a noi. Quel “nuovo” evangelico che da oltre duemila anni non smette di farsi strada per dilatare nel mondo il Regno di Dio. Allora lasciamoci aiutare da loro ad alzarci e levare il capo. Per poi guardare la storia, l’uomo e noi stessi con quella Speranza che non ha niente a che fare con il facile ottimismo e che scaturisce, invece, dallo spirito di viva fede – come lo chiama il Conforti – che ci fa vedere Dio, cercare Dio, amare Dio in tutto.

Nuccia e Carmine