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IL DIALOGO INTERRELIGIOSO ? FELICE COLPA!
Il dialogo interreligioso ed interculturale si situa su più dimensioni e livelli: politico, istituzionale, teologico, pastorale, accademico, dottrinale, normativo, sociale, comunitario, ecc. Voler ricondurre ogni forma di dialogo ad una sola delle categorie succitate è un errore, che riduce il valore universale dell’incontro tra le diversità, specie se questa categoria è condizionata dalla pretesa della reciprocità e del calcolo (a condizione che... ovvero dialoghiamo con lo scopo recondito di) e dall’assenza del dono e della profezia. La preghiera islamica dinanzi al Duomo di Milano ha avuto un sapore amaro, come quello dei cappellani che benedicevamo i bombardieri, prima che si levassero in volo. Amara perchè scaturita al termine di una manifestazione in cui ci sono stati atteggiamenti di violenza e di odio razziale, amara perché è sembrata agli occhi di chi non c’era come una sfida, una provocazione, un’ostentazione, un’occupazione. Un turbamento dell’animo come la violenza di queste ore nella striscia di Gaza dove oramai, come per ogni guerra, il torto supera la ragione. Quale responsabilità ha in tale vicenda la Diocesi di Milano ed il suo Pastore? Le parole di Giuseppe Baiocchi su Liberal del 10 Gennaio, i dubbi circa la fede ed il coraggio di Tettamanzi, l’accostamento a Don Abbondio, oltre che offensive, non aiutano il dialogo, ma sostengono quanti credono ai muri piuttosto che ai ponti. Perché non si discute delle eventuali colpe di chi ha consentito che il corteo non si bloccasse come programmato ma che continuasse fino a Piazza Duomo? Qual è la colpa del Pastore di Milano? Quella di essere un uomo di dialogo? Allora siamo in parecchi i colpevoli. Come segretario del Laboratorio per il dialogo interreligioso di Salerno ho percorso in questi anni la strada dell’incontro tra uomini e donne di diverse religioni e culture. È un’esperienza che mi ha svelato la bellezza della mia fede cristiana e, nello stesso tempo, mi ha confermato che Dio, quel Gesù Cristo che non ha ritenuto un tesoro nascosto la sua uguaglianza col Padre, non si è tenuto nascosto nemmeno alle altre culture ed agli altri popoli. Nella polemica si inseriscono altre due questioni: i luoghi di culto e la riconsacrazione del Duomo di Milano. I luoghi di preghiera sono espressione della fede e, allo stesso modo, del bisogno di un popolo. Non bastano i soldi, i finanziamenti o lo sviluppo demografico ad esigerne la costruzione. Prima delle mura del tempio, dei soldi e dei referendum bisogna che la comunità nasca intorno alla preghiera, nella comunione, nella carità. L’uomo è il primo e il vero tempio di Dio. Solo una comunità, il cui cuore è ricolma del bisogno di incontrare il Dio della Pace, desidera accamparsi sotto la tenda dell’intimità, per santificarsi, per separarsi dal mondo e nel contempo esserne sale e lievito. La fede infatti ha sempre una rilevanza pubblica. Un ultimo accenno è per la richiesta di una messa di riparazione e di riconsacrazione del Duomo di Milano, quasi che sappiamo con certa superbia che al nostro turbamento corrisponda quello di Dio. Non sarà l’incenso intorno all’altare a far esultare il Paradiso, ma la riconciliazione. “Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono” (Mt 5,23-24). Dio non vuole da noi il sacrificio e l’offerta senza la misericordia e il perdono; riconciliamoci prima coi fratelli, dopo potremo fare l’offerta, e sarà un’offerta di lode per celebrare la misericordia di Dio che permette agli uomini di perdonarsi a vicenda, un’offerta intima che permette agli uomini di riconoscere Dio come Padre di tutti. “ Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Mt 6,5-6).
Pietro Ravallese |