info@laicatosaveriano.it
 

 

 

 

 

IL MIO VIAGGIO A GOMA

 


 

Goma ci accoglie come una lunga strada dritta, polverosa, nera come la pece, piena di buche, attorniata da baracche e negozietti fatiscenti che si diramano su intricate stradine di pietra lavica. Ai lati di questa strada disastrata e popolata di biciclette, jeep e pulmini barcollanti, sembra es­serci un intero popolo: tantissima gente va avanti e indietro in un apparente eterno camminare, un popolo poverissimo, ma colorato e pieno di vita… “un popolo in cammino che sta ancora cercando la terra promessa” ci suggerirà in seguito p. Antonio.

È subito un impatto molto forte, quello con l’Africa, che va oltre ciò che potevamo immaginare, ma che riconosciamo come una vera e propria grazia.

Arriviamo a Goma l’1 Agosto insieme a Luigi e Fatma, due amici del gruppo “Giovani In Missione”. Quest’anno, infatti, come laici saveriani abbiamo affiancato p. Mario Ughetto nel percorso di formazione di questo nuovo gruppo, sui temi e la spiritualità della missione, che si conclude con un’esperienza estiva di 3-4 settimane.

Alla fine di quest’anno proponiamo come meta proprio la nostra missione a Goma. Anche noi approfittiamo di questa occasione per andare finalmente da Paolo, Giovanna ed Angela.

Goma… Malgrado tutto, non appena arrivati le condizioni di vita ci colpiscono al cuore.

La povertà è estrema: la gente ha pochissimo e, pur volendo, si trovano pochissime cose da acquistare, le case sono essenzialmente baracche, senza acqua né luce, i vestiti che si vendono sono abiti usati provenienti dall’Europa. Ma, sin dal primo giorno, ogni volta che usciamo frotte di bambini in festa ci vengono incontro: sembra che ci aspettino, ci chiamano, ci prendono in giro, ci accarezzano, chiedono di tutto e ci costringono subito a metterci in gioco. Sono i nostri primi maestri, ci fanno capire che la missione è prima di tutto aprire l’animo e desiderare con tutto il cuore di incontrare l’altro come un fratello. Davanti a questi bambini meravigliosi, gli occhi si riempiono di lacrime quando osserviamo i vestiti stracciati, i piedi nudi, le guance gonfie e malate: la testimonianza più spietata della miseria dovuta a tanti anni di guerre e sfruttamento da parte di quel ricco nord del mondo di cui, nostro malgrado, facciamo parte… il nostro benessere pesa sulle spalle di chi?

Ma i bambini ci regalano anche e soprattutto la loro energia incontenibile: sono lo specchio trasparente della grande spinta vitale di questa gente, nonostante la durezza del vivere.

Visitiamo tante associazioni e comunità: delle vere oasi di paradiso che lottano tenacemente tra mille difficoltà. Conosciamo anche il Centro di Salute mentale dove lavora Paolo e la Baraza Tupendane: com’è chiara qua la forza straordinaria del Vangelo!

Anche la vita in Parrocchia è per noi un dono sorprendente: padri, laici, e suore vivono in stretta unità e collaborazione, una esperienza esemplare e ricca di frutti. I parrocchiani, e anche la gente dei villaggi più lontani, ci accolgono con tutti gli onori. Non possiamo non pensare a come noi accogliamo a casa nostra questi fratelli…

I missionari ci raccontano della fede straordinaria di questa gente che sa affidarsi a Dio con radicalità e purezza. È una fede palpabile e contagiosa che riconosciamo nei tamburi e nei canti di gioia che esplodono in tutti i momenti della giornata e che ci richiamano alla mente i nostri falsi problemi, le esigenze che a volte ci creiamo e che ci fanno vivere in eterna insoddisfazione, spingendoci in strade lontane dalla verità.

La veranda della “nostra” casa si rivela ogni giorno più speciale: i nostri laici hanno saputo trasformarla in un vero e proprio “laboratorio” di missione che gustiamo profondamente e da cui cerchiamo di imparare. In tantissimi vengono tutti i giorni ad incontrare Paolo e Giovanna per parlare, per portare un dono, per una trattativa di matrimonio, per organizzare delle attività, per ringraziare, per chiedere. Una rete di relazioni ed amicizia che tutti i giorni è tessuta con profonda dedizione: ci si siede insieme lì fuori e, con calma ed una sorta di quotidiana sacralità, si vive l’Incontro.

“La missione è stato un dono speciale, abbiamo ricevuto molto di più di quello che abbiamo lasciato” ci dicevano Paolo e Giovanna in una delle tante chiacchierate che anche noi abbiamo fatto con loro nella veranda. Anche per noi, nel nostro piccolo, è stato così, ed ora la sfida è rinnovare il nostro vivere con la ricchezza della Novità vissuta.

Beatrice Petrocchi (laica saveriana di Ancona)