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IL PRINCIPIO DIALOGICO1
Abbiamo chiesto al prof. Ambrogio Bongiovanni, docente presso la Pontificia Università Gregoriana e Urbaniana, di offrirci alcuni contributi e stimoli sul dialogo interreligioso .
Il dialogo interreligioso non è mero esercizio o strategia finalizzato ad una pace sociale. È piuttosto una chiamata, una vocazione a condividere la propria esperienza di fede con persone di altre tradizioni religiose. Il dialogo interreligioso è infatti un discorso sulle questioni di Dio, sulle verità che lo riguardano e sull’esperienza di Lui che gli uomini fanno nella storia, per non restare ad un dialogo di “facciata”, di “cortesia” e di buoni propositi. Pertanto non lo si può relegare alla dimensione culturale perché così si tradirebbe il principio dialogico che è essenzialmente teologico. L’incontro con l’altro pone l’accento su una comprensione della rivelazione in un senso più aperto e cioè come comunicazione di Dio rivolta a tutti nella storia umana. Se non fosse così, se non si affrontassero le questioni in profondità, se non si entrasse in una relazione più profonda anche nelle tematiche che riguardano la fede individuale e comunitaria e l’esperienza religiosa, non ci sarebbe alcun “progresso” e in un certo senso non si parteciperebbe attivamente all’orizzonte di un destino preparato da Dio che accomuna tutti gli uomini. L’esperienza religiosa dell’uomo assume diverse connotazioni nelle varie tradizioni che non hanno ricevuto la rivelazione particolare data ad Israele e successivamente “definitiva” in Gesù Cristo, Figlio di Dio. Pur non essendo sempre intesa in termini di relazione personale con Dio, essa certamente manifesta un incontro “autentico” tra gli esseri umani e l’Assoluto, in una relazione salvifica, essendo Dio comune origine e meta di tutti i popoli2. A livello teologico, in accordo con Dupuis, «dobbiamo ritenere che dovunque e ogniqualvolta gli esseri umani si volgono ad un Assoluto che indirizza e concede loro Se stesso, entra per ciò stesso in gioco, in risposta ad una rivelazione divina personale, un atteggiamento di fede soprannaturale». L’esperienza religiosa, interpretata alla luce della teologia cristiana, ha la peculiarità che si riferisce ad un Dio che si auto-rivela e dona Sé stesso “pienamente” in Gesù Cristo3. Fu Paolo VI che vide chiaramente nel dialogo un’«origine trascendente», anzi affermò che la stessa «religione [qui intendendo quella cristiana] è di natura sua un rapporto tra Dio e l'uomo». La rivelazione, relazione che Dio ha instaurato con gli uomini e le donne, «può essere raffigurata in un dialogo, nel quale il Verbo di Dio si esprime nell'Incarnazione e quindi nel Vangelo», un dialogo che avviene nella storia, che è storia di salvezza, in cui Dio comunica se stesso per essere conosciuto nel suo mistero trinitario e nell’amore che Egli è4. Un colloquio di salvezza che chiama tutti i credenti ad estenderlo a tutti gli altri uomini: «Il dialogo della salvezza fu aperto spontaneamente dalla iniziativa divina: “Egli (Dio) per primo ci ha amati”: toccherà a noi prendere l'iniziativa per estendere agli uomini il dialogo stesso, senza attendere d'essere chiamati»5. Il Concilio Vaticano II conservò e sviluppò l’accento della rivelazione come comunicazione di Dio con gli esseri umani, come desiderio di Dio di farli partecipi della sua Grazia. Si supera così un’idea di rivelazione basata su verità da accogliere e rendendo più “trasparente” la “struttura relazionale” e di comunione della Trinità. «Dio volle manifestare e comunicare se stesso e i decreti della sua volontà riguardo alla salvezza degli uomini per renderli partecipi dei beni divini»6. Proprio l’idea di un Dio-trinitario «rende possibile la realizzazione di questa relazione reale ed esprime la ricchezza dell’essere relazionale di Dio come “evento di comunicazione”»7. Il dialogo dunque è iniziato con la storia dell’umanità e non è stato mai interrotto. «Dio […] offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di Sé, e inoltre, volendo aprire la via della soprannaturale salvezza, fin dal principio manifestò Se stesso ai progenitori»8. Congar esaminò più in dettaglio come il disegno di Dio rivelato nella Bibbia sia finalizzato ad una comunicazione della vita di Dio stesso, attraverso «la Sua Parola nella nostra carne» ed il Suo Spirito, parola donata per Sua decisione e per la Sua generosità, attraverso la quale Egli «esce da se stesso»9. L’essere umano dunque non è di fronte ad un Dio «solitario», ma è inserito «nella comunione della vita trinitaria di Dio»10 e non è abbandonato nella sua condizione di peccato. A distanza di circa venti anni dal Concilio Vaticano II, quel concetto restò vivo e ne fu ribadito l’orizzonte della rivelazione, come si può leggere nel documento che mette in relazione il dialogo e la missione della Chiesa: «Nel mistero trinitario la rivelazione ci fa intravedere una vita di comunione e di interscambio»11. Qualche anno dopo, in un altro documento della Chiesa, “Dialogo e Annuncio”, si sostenne come Dio si manifesti progressivamente nella storia umana, raggiungendo il suo culmine in Gesù Cristo: «I più antichi Padri della Chiesa forniscono quella che può essere definita teologia della storia. La storia diviene storia della salvezza, dal momento che attraverso di essa Dio si manifesta progressivamente e comunica con l’umanità. Questo processo di manifestazione e comunicazione divina raggiunge il suo apice nell’incarnazione del Figlio di Dio in Gesù Cristo»12. Queste riflessioni ci permettono di vedere come la comunicazione di Dio si sviluppi nell’ambito di una relazione interpersonale ed intersoggettiva (nella forma di relazione io-tu), tra i soggetti umani e tra questi e Dio, in una dinamica di chiamata-risposta e di ascolto reciproco. È una comunicazione d’amore che non esclude una dialettica costante fra la rivelazione di Dio e la risposta del soggetto umano13, non nel senso che quest’ultimo debba metterla necessariamente in discussione. È un colloquio «originario» che Dio ha instaurato con l’essere umano «per offrirgli la pienezza della sua vita» e da cui questi resta trasformato. Il soggetto umano non accoglie questa parola rivelata come “una tra le tante”, ma ad essa si affida con la fiducia della creatura nei confronti del suo creatore, vivendola e sperimentandola nella quotidianità e negli affari della vita. È qui che si attiva il dialogo14. Attraverso tali considerazioni, possiamo giungere ad affermare che Dio è dialogo fin dalla creazione: la Sua Parola si apre alla “diversità” e si relaziona con essa, in un dialogo continuo. È proprio questo il principio dialogico, il punto di partenza per trattare interrogativi su come questo mistero divino - che si comunica in Gesù Cristo - raggiunga veramente tutti gli uomini della terra. Tale principio dovrebbe ispirare la prassi umana e guidare tutti gli sforzi per il dialogo interreligioso e la missione della Chiesa. Ambrogio Dongiovanni
1 A. Bongiovanni, Il dialogo interreligioso. Orientamenti per la formazione. EMI, Bologna 2008. 2 Concilio Vaticano II, Dichiarazione sulle relazioni della chiesa con le religioni non-cristiane Nostra Aetate, n. 1 3 J. Dupuis, Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso, Editrice Queriniana, Brescia 2000, pp. 326-327. 4 Paolo VI, Lettera Enciclica, Ecclesiam Suam, 24 ottobre 1964, n. 72. 5 Ibid., n. 74, 161. 6 Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla divina rivelazione Dei Verbum, n. 6. 7 P. Gamberini, «Kenosi e universalità del cristianesimo», Filosofia e Teologia, XVII, 2003, p. 430. 8 Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla divina rivelazione Dei Verbum, n.3. 9 Y. Congar, La parola e il soffio, Borla, Roma 1985, pp. 20-22. 10 K. Lehman, «Credo nella Trinità. Un percorso nella teologia trinitaria recente», Il Regno-attualità, 45, 2000, pp. 749-754. 11 Secretariatus Pro Non Christianis, L’atteggiamento della Chiesa di fronte ai seguaci di altre religioni. Riflesioni ed orientamenti su Dialogo e Missione, Città del Vaticano 1984, n. 22. 12 Pontificio Consiglio per il dialogo Interreligioso e Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Dialogo e Annuncio, n. 25. 13 Si veda anche S. Painadath, We Are Co-pilgrims, ISPCK, Delhi 2006, p. 10. 14 A. Russo, Religioni in dialogo, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2001, pp. 8-9.
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