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Senza fissa dimora…

 

Suggestioni, unite ad alcune riflessioni, nate dall’esperienza di accoglienza notturna di un gruppo di “senza fissa dimora” presso la casa dei padri saveriani a Salerno.  

Perquisire è una cosa molto sgradevole, si ha l’impressione di mancare di rispetto a queste persone che ho davanti: i senza fissa dimora. Lo facciamo, in ogni caso, perché entra nelle nostre regole per la sicurezza. Gli ospiti sembrano capirlo ed accettarlo…

Dalle tasche pochi spiccioli, qualche appunto scritto su un foglio, spesso un portafoglio senza banconote, sempre un telefonino.

Non avevo l’idea di quanto sia povero chi è costretto a vivere per la strada! Si, costretto! Spesso mi è capitato di pensare che i “barboni” in fondo abbiano scelto di fare questa vita. Ma sulla strada ci sono tanti (i più) che cercano lavoro, tentano di arrangiarsi, vorrebbero migliorare la loro vita, sono spesso lontani dalla loro terra che hanno lasciato o dalla loro famiglia che sono stati costretti a lasciare.

Gli armadietti sono pieni di oggetti per la cura personale: profumi, dopobarba, pettini, taglia unghie… c’è la coda per usare la lavatrice e qualche discussione per i turni… farsi una doccia, dormire in un vero letto è un vero privilegio.

Sono meno di una quindicina, ma vengono da molte parti del mondo: sono magrebini, del centro Africa, dei paesi dell’est europeo, dell’India e dell’Italia, di Salerno… stranieri nella propria terra.

A volte le differenze sembrano scatenare diffidenze: ma ciò che prevale è la solidarietà, l’aiuto reciproco. C’è uno che è barbiere e taglia gratuitamente i capelli a tutti ed un altro cui qualcuno ha regalato un pacco pieno di jeans, li distribuisce a tutti anche a quello con cui poco prima ha litigato. Chi ha bisogno è accompagnato da un altro all’ospedale o al centro di distribuzione dei vestiti.

Sono stati invitati a vedere la mostra interculturale allestita nei locali dell’istituto Saveriano.

Non si sottraggono, con interesse forse anche con emozione (o forse è di più la mia). Si soffermano nella sala dove si confronta l’esperienza degli emigrati italiani con quella degli immigrati in Italia. C’è anche un fantoccio di un uomo che dorme per la strada…

In un’altra sala ci sono gli altari e i simboli di molte religioni. L’indiano non nasconde la sua meraviglia fermandosi all’altare indù. Sollecitato da Luciano, che in quel momento fa da guida, spiega agli altri le figure e i simboli. Successivamente si ripete la scena con i simboli dell’Islam.

Alla cena etnica non nascondono il piacere di essere serviti per primi come “ospiti” speciali.

Una sera, fra gli ospiti del dormitorio vola uno schiaffo. Non possiamo accettare questa situazione. Chi ha dato lo schiaffo (nonostante ammetta il suo errore) è invitato ad andarsene definitivamente portando via quel poco che ha. Rimarrà senza doccia né letto. Sono regole rigide per chi vuole rimanere a dormire al coperto.

Noi volontari non siamo contenti, è un po’ una sconfitta.

Penso: quante volte mi son lasciato prendere dall’ira? E i miei figli? Quante persone pagano veramente un prezzo così duro per non rispettare le regole?

I padri Saveriani della casa sono tutti molto partecipi dell’iniziativa di accoglienza. Non si tratta solo di mettere a disposizione la struttura e assumersi la responsabilità giuridica, aiutare materialmente i volontari. La mattina a colazione, dopo la notte di turno, siamo circondati da affetto ed attenzione.

Possiamo dire che se i giovani e i laici prestano il loro turno notturno, l’accoglienza del povero è di tutta la comunità saveriana. Come ha detto uno di loro: in missione siamo sempre con i poveri, ci fa piacere poterlo dimostrare anche qua.

Claudio Condorelli