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Siamo “abbraccio” di Dio per il mondo
Si è svolta ad Ancona un’altra tappa del percorso formativo per giovani in discernimento vocazionale, detto Tabor, che vede la collaborazione tra padri saveriani, sorelle e laici. Ecco le impressioni di Carmine e Nuccia, formatori laici, sull’ esperienza.
“In quale stagione ti trovi in questo momento della tua vita?” Avevamo tutti un foglio davanti, con 8 quadri che corrispondevano alle 4 stagioni, ma nella loro varietà di manifestazioni climatiche (ventoso, piovoso, assolato, ecc.). Ogni giovane ha condiviso con quale tempo iniziava questo “Tabor”. Poi è toccato a noi: Carmine ed io ci sentivamo all’inizio di una primavera, quella ancora fredda, con gli alberi ancora spogli, ma con qualche gemma qua e là che spunta, carica di promesse. Dopo che il nostro secondo figlio si è sposato e il terzo è spesso fuori per lavoro, stiamo rigustando l’intimità di due sposi che possono fermarsi spesso a guardarsi negli occhi, raccontandosi i propri sogni. Ecco il nostro stato d’animo iniziale. Ma nei due giorni – intensi – di convivenza con i giovani, quelle gemme hanno cominciato ad aprirsi. In una stagione della nostra vita che, anagraficamente, possiamo identificare con l’autunno, abbiamo sperimentato la gioia di… sentir scorrere dentro di noi una “linfa” capace di schiudere le gemme che, aprendosi, si mostravano in tutta la loro bellezza. Non la nostra, ma di quelle giovani vite che erano lì al “Tabor” per nutrirsi alla Sorgente della Vita e di ogni vera Bellezza: Cristo. Li abbiamo sentiti figli, cari al nostro cuore come lo può essere una creatura che senti affidata a te: che ti spunti nel grembo o che ti rincorra per dirti: “Posso abbracciarvi?”, non fa differenza, perché senti che il Signore, in modo misterioso, ha fatto passare quella creatura attraverso di te per continuare a generarla alla Vita, non alla vita semplicemente biologica, ma alla “sua” Vita! Quella Vita l’abbiamo sentita scorrere dentro di noi per poi comunicarsi. Mi è tornata alla mente un’esperienza che conservo tra i ricordi più preziosi: io – mamma – mentre allatto la mia creatura e, mentre quell’alimento vitale scorre dal mio seno, la mia creatura non smette di guardarmi negli occhi ed io, persa in quello sguardo, sento il cuore che palpita di meraviglia e di amore: “Piccola mia, cosa mai stai ricevendo da me da restituirmi così tanta pienezza di vita?” Ecco, allora, che ci siamo sentiti una cosa sola con i giovani del “Tabor”: allattati – insieme con loro – ad un unico “seno”: quello di Dio che è “Padre e Madre” e che continuamente ci genera alla sua Vita. Allora ci siamo sentiti figli anche noi, lieti di avere nuovi “compagni di cammino”. Sì! Abbiamo sentito di essere accompagnati e incoraggiati da quelle giovani vite che stanno sbocciando in tutta la loro bellezza al Sole della Grazia. Ai nostri compagni di cammino nel laicato più vicini a noi anagraficamente, vorremmo dire con forza: accompagnamo con tenerezza orante i giovani di questa generazione! Il Signore non smette di prendersi cura dei suoi figli e di chiamarli all’unione con sé, e lo fa come ha sempre fatto da quando ha chiamato Abramo: attraverso uomini e donne che si fidano di Lui e si rendono disponibili alla sua Grazia per diventare “sua Benedizione”: ossia (così come abbiamo considerato trattando il tema previsto: “Consacrati per essere DONO”) ABBRACCIO DI DIO. “Consacrati” col Battesimo – scelti, benedetti, donati – siamo chiamati a diventare l’ABBRACCIO di Dio per ogni creatura. Qualunque sia la “scelta vocazionale” che il Signore fa maturare nella nostra vita, siamo “consacrati nell’Amore”, chiamati a vivere per Lui, con Lui, in Lui, per diventare “abbraccio di Dio per il mondo”! Nuccia (con Carmine)
Maggio 2010 |