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Il percorso di preghiera Abbiamo chiesto a nuccia e Carmine, che durante i giorni della convivenza hanno curato la preghiera introduttiva di ogni mattina, di scrivere una sintesi del bel percorso di contemplazione che ci hanno proposto. Un’occasione questa per ingraziarli di cuore del grande lavoro fatto a servizio di tutti e che ci ha aiutato ogni mattina ad entrare con lo “spirito giusto” nei temi trattati. “Essere alla Convivenza estiva del Laicato Saveriano è una scelta, un’esigenza, un dono?” Abbiamo cominciato così il primo momento di preghiera - lasciando, però, la risposta nel segreto dei cuori - mentre abbiamo voluto sottolineare che esserci significava – in ogni caso – aver risposto ad un appello: quello dello Spirito di Dio che non smette di guidare la nostra storia: quella personale di ciascuno e quella del laicato, a cui sentiamo di appartenere.Il tema del “percorso biblico” proposto era: “Lo straniero è/e il povero”. La preghiera del mattino ci ha aiutati ad entrare col piede giusto nella tappa “del giorno”. Il cammino era arduo e affascinante: dai grandi avvenimenti dell’Antico Testamento, a Gesù, a s. Paolo che ci ha lasciati con questa consolante verità: “Non siete più stranieri, né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio”. Il primo giorno la preghiera ci ha ricordato il primato del…silenzio. Ma il primato non spetta alla Parola? Esatto! Ma, proprio per questo, da parte nostra occorre il “silenzio”. Un’esortazione di Carlo Maria Martini ci ha aiutati a comprenderlo bene. “Se in principio c’era la Parola e dalla Parola di Dio, venuta tra noi, è cominciata ad avverarsi la nostra redenzione, è chiaro che da parte nostra, all’inizio della storia personale di salvezza ci dev’essere il silenzio: il silenzio che ascolta, che accoglie, che si lascia animare. Nella prima tappa del percorso biblico abbiamo contemplato il popolo di Dio che, giunto nella terra promessa, fa memoria delle proprie origini: “Mio padre era un arameo errante…”. La sua professione di fede si conclude con un imperativo da parte del Signore: “Gioirai con il forestiero che starà in mezzo a te di tutto il bene che il Signore avrà dato a te.” (Gn 26,11). Nella seconda tappa, partendo da questo versetto, la preghiera ci ha aiutato a riflettere sull’importanza di riconoscere la propria origine e la propria identità, perché è così che ci rendiamo conto che tutto è dono. Ci ha confermati in questa consapevolezza il Cantico Ef 1,3-10 mentre la Parola di Dio ci ha presentato Abramo nella sua grande capacità di farsi dono nell’accoglienza. Il noto brano di Abramo alle querce di Mamre (Gn 18,1-8) ci ha interpellati con poco rispetto alla nostra capacità di accogliere lo straniero. Anche K. Gibran non ha accarezzato le nostre orecchie quando dice: “Voi date ben poco, se attingete alle vostre ricchezze. E’ quando donate voi stessi che date veramente. Voi dite spesso: “Vorrei dare, ma soltanto a chi merita”. Cercate prima di meritare voi stessi di essere donatori, strumenti del dare. Nella terza tappa ci ha accompagnato il lungo percorso di Mosè, uomo con un cuore grande che non può vedere l’ingiustizia senza intervenire. E questo lo rende emigrato in terra straniera, come lui stesso dice in Es 2,11-22. Helder Camara ci ha esortato con parole vibranti a non sentirci estranei in nessuna parte del mondo: “Qualunque sia la tua condizione di vita, pensa a te e ai tuoi cari, ma non lasciarti imprigionare nell’angustia cerchio della tua piccola famiglia. Una volta per tutte adotta la famiglia umana! Bada a non sentirti estraneo in nessuna parte del mondo. Sii un uomo in mezzo agli altri. Nella quarta tappa la preghiera ha ripreso le tappe precedenti: “Dal silenzio scaturisce la consapevolezza che tutto è dono, e che unica è la “Sorgente” di ogni bene. La consapevolezza ci fa più attenti e riconoscenti, e ci apre ad un più generoso senso di responsabilità”; a questo punto ci propone di proseguire il cammino per giungere a guardare come Dio guarda, secondo Es 1,8-14; 2,23-25, fino a prenderci pensiero dei nostri fratelli stranieri/poveri. Ancora una volta Helder Camara ci richiama con parole appassionate: “Come non riunire nella nostra preghiera l’Umanità intera, dato che Gesù, figlio di Dio e nostro fratello, ha versato il suo sangue per tutti gli uomini, di tutti i paesi, di tutti i tempi? Ci sono migliaia e migliaia di creature umane nei paesi poveri – e nelle zone povere dei paesi ricchi – senza diritto di alzare la loro voce. Essi rischiano di perdere la voce, diventano dei “senza voce”… Allora io devo fare il possibile e l’impossibile per correre in loro aiuto, per alleviare le loro sofferenze in qualsiasi modo… Il cristiano non è un uomo migliore degli altri, ma che ha più responsabilità degli altri, perché aver incontrato Cristo è la massima delle responsabilità.” A questo punto la preghiera, giunta alla quinta tappa, ci ha introdotti nella contemplazione dello Straniero per eccellenza, Colui del quale la Sacra Scrittura dice: “Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1,1.4-5 9-10): Cristo! Egli vivrà da “straniero” fin dal primo giorno di vita e, una volta divenuto adulto dirà: “Ero forestiero e tu mi hai ospitato”. L’esortazione di Leonardo Boff non ci lascia dubbi sul significato di queste parole di Gesù: Molti sono i volti attraverso i quali Egli ci guarda, ci interpella, ci segue, ci supplica, ci parla. In realtà il grande sacramento veramente salvifico è il sacramento del povero. Quando comunichiamo con il povero mediante la solidarietà e l’amore che vanno incontro alle sue necessità, comunichiamo infallibilmente con Cristo che si è nascosto e identificato con esso. L’ultima tappa di questo piccolo percorso ci ha portati davanti a quel capolavoro che è Ef 2,13-22: “Non siete più stranieri, né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio”. L’introduzione alla preghiera ha ricordato la preziosa compagna che ci ha condotti di tappa in tappa, portandoci ogni giorno un po’ più avanti, con discrezione – rispettando il nostro passo – ma anche con generosità, aprendo nuovi sentieri alla nostra riflessione: “la Parola di Dio”! Allora l’abbiamo invocata ancora una volta, con le parole di Charles Singer: Rendici capaci di accogliere la tua Parola nel profondo dei nostri desideri e nel segreto dei nostri animi, perché essa agisca dentro di noi e ci permetta di immaginare e realizzare azioni e parole secondo il Vangelo di Gesù.” |