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AFRICA DELL’OVEST - COSTA DELL’OCEANO ATLANTICO

 


 

Carissimi,

vi devo parlare di una piccola svolta nella mia vita. Ora sono a Freetown e l’attività missionaria è un poco diversa: poco lavoro con i catecumeni perché ora lavoro con i giovani che si sentono chiamati a diventare missionari saveriani.

Già lavorare con giovani di 20-25 anni alla mia ragguardevole età è faticoso; anch’io devo dire spesso con l’ultimo dei Mohicani “aspettatemi!”. Però è bello; resto sempre ammirato dalla buona volontà che dimostrano, dalla chiarezza con cui dicono di aver scelto questa vita missionaria perché è bella… speriamo nella tenuta futura.

Così a fine Luglio ho fatto le valige; nel frattempo mi ero affrettato a far completare o quasi i lavori che avevo in ballo nella vasta missione di Binkolo: mulino del riso, chiesa di s. Antonio a Matadi che sarà benedetta dal Vescovo in Gennaio, chiesa di s. Isidoro a Mafari (benedizione in Febbraio), pozzi presso le scuole, finire la scuola di Katala, dare una bella pitturata alla chiesa della Sacra Famiglia a Makari, ecc. Ma soprattutto mi sono preoccupato di concludere la preparazione al battesimo di almeno alcuni gruppi che stavo visitando regolarmente.

Una volta a Freetown, ho aiutato a preparare una parte della casa che accoglie i 9 giovani; ho preso a salire con essi in seminario 2 volte la settimana per delle lezioni di latino (mi chiamano nientedimeno che professore!); il fine settimana è dedicato alla cura di villaggi piuttosto lontani da Freetown, ma che hanno un buon numero di cattolici e sono in crescita cristiana.

Di salute sto benino, come può stare uno ormai settantenne, ma se non penso all’età gli anni non mi pesano. È vero che sto cominciando ad avere la vista di una talpa e l’agilità di un bradipo, ma qui, in ogni situazione, ringraziano Dio per la vita… e l’anziano è molto rispettato.

Quando ho un poco di tempo vado a visitare qui intorno e incontro tanta miseria; anche le sorelle di Madre Teresa di Calcutta sono qui vicino perché Kissi, questo sobborgo di Freetown, è veramente povero. È gente che ha perso tutto nella guerra dei ribelli e non sa come ricominciare. Da Binkolo pure mi arriva qualcuno che pensa che nella capitale la vita sia più facile e che aiutavo quando ero lassù. Non posso usare con tutti parole buone, ma che significano “arrangiati”, soprattutto se si tratta di mutilati, handicappati o orfani. Perciò se vi avanza qualcosa, nonostante la grossa crisi finanziaria del mondo industrializzato e civilizzato, non dimenticatemi.

Alla fine del mio scritto, ecco il motivo principale della lettera:

Ricevete i miei più cari auguri di

BUON NATALE E BUON 2009

accompagnati dalla mia preghiera e dal ricordo nella Santa Messa.

Sempre con grande affetto e riconoscenza, vostro

p. Vincenzo Munari s.x.