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“La missione della mia vita, il segno indelebile del mio passaggio”
Vittoria è un’adolescente disabile. Abbiamo chiesto alla madre, che conosciamo grazie al lavoro condiviso con Pietro Ravallese nell’ambito del dialogo interreligioso, di parlarci di lei, della sua missione di donna, madre ed ebrea, delle sue lotte quotidiane vissute alla luce della propria fede e raccontate su un sito che vi invitiamo a visitare: www.wittoria.eu.
“Vostra figlia ha la maggior parte degli emisferi cerebrali distrutti”, così mi fu detto dal radiologo alla fine della risonanza magnetica di Vittoria. Questo accadde in un’affollata sala d’aspetto in una piovosa giornata primaverile. Vittoria aveva circa 8 mesi. Da allora ad oggi sono passati circa sedici anni ed il mio quotidiano è fatto di centri di riabilitazione, visite specialistiche e gravosi iter burocratici. Durante questo periodo, parlando con i familiari di altri bambini disabili, ho scoperto che avevamo tutti le stesse difficoltà quotidiane: poche e distorte notizie su terapie e medici, battaglie a scuola per le ore del sostegno, difficoltà di inserimento nel sociale e così via di seguito, ma soprattutto la costante sensazione che il “peggio” deve ancora arrivare. Questo momento lo identifichiamo tutti con il passaggio dei nostri bambini da” teneri” disabili in adulti, a volte difficili da gestire, e che il senso di tenerezza che li ha avvolti da piccoli si trasformi in fastidio e paura del diverso, cui poi fa seguito la loro definitiva emarginazione.
Molto probabilmente è questa la missione della mia vita, il segno indelebile del mio passaggio: migliorare la qualità della vita di mia figlia e ridare dignità, per quanto mi è possibile, a lei e a quanti come lei non hanno modo di poter esprimere la loro opinione. Nelle nostre preghiere e nella Torah è imperativo l’espressione “le dor va dor”, “da generazione in generazione”, la capacità di poter trasmettere dei valori ai nostri figli e ai figli dei nostri figli, è il nostro modo per essere immortali. Nei casi gravi, come quello di mia figlia, finito il periodo scolastico, non ci sono più opportunità per mettere a confronto i disabili con normodotati, per cui queste persone sono costrette a trascorrere la loro giornata tra casa e il centro di riabilitazione. Il nostro intento, mio e di mio marito, è proprio questo: creare una rete solidale attorno a Vittoria e ad altri disabili che vada oltre questi luoghi; momenti di svago e di confronto con chiunque voglia partecipare a questa iniziativa senza dover vedere le solite scene mortificanti di “handicappati”, tutti intruppati insieme o peggio ancora messi tutti in un ambiente unico come ad evocare tristi ricordi di squallidi nosocomi. Così l’anno scorso abbiamo deciso di costruire un sito web per Vittoria: www.wittoria.eu. Tra gli scopi di quest’iniziativa c’è la volontà di dare notizie su centri sportivi, luoghi di vacanza, ma anche centri specialistici, ospedali, enti ed associazione dove abbiamo riscontrato professionalità ed accoglienza. Il nostro desiderio è di poter dare un contributo a tutti quelli come noi che si impegnano per far scoprire che anche i nostri figli possono fare sport e divertirsi come tutti… insomma una piazza “virtuale”dove si possano sollevare temi di discussione, proporre iniziative e far conoscere realtà che condividono l’obiettivo di creare la vera cultura della sostenibilità sociale. Carolina Ferro Maggio 2010 |