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Acqua diritto negato ,
diritto essenziale
Il
forum mondiale
per l'eliminazione della povertà promosso dall' Onu
promosso a New York il 15 e 16 Novembre scorso è stato accompagnato dal
lancio da parte dell'agenzia per il Programma di Sviluppo delle Nazioni
Unite della richiesta a tutti i governi di garantire ad ogni persona
almeno 20 litri di acqua pulita al giorno e di spendere almeno l'1% del
Pil nell'acqua e nella sanità
Nel rapporto viene richiesto ai paesi
ricchi di fare di più perchè la mancanza di acqua è una delle cause
principali della diffusione di malattie nel mondo . Gli aiuti a favore
dei paesi più poveri dovrebbero aumentare secondo questo rapporto almeno
di 3 - 4 miliardi dollari l'anno.
Negli ultimi 50 anni - sottolinea
l'Agenzia Misna - la disponibilità di acqua è diminuita di 3/4 in Africa
e di 2/3 in Asia. In Africa meno del 60% della popolazione dispone di
acqua potabile e di servizi igienici. Un cittadino nordamericano
utilizza 1.700 metri cubi l'anno, mentre la media in Africa è di 250
metri cubi l'anno. I cittadini dei paesi industrializzati consumano in
media 40 litri per fare una doccia; per i 2/3 dell'Africa 40 litri sono
la disponibilità di alcune settimane.
E' tempo di azioni e strategie
credibili per dare soluzioni efficace nel mondo alla crisi di acqua e
conseguentemente ai problemi dell'igiene . In Africa in molti paesi
l'obiettivo di avere l'accesso a rifornimenti di acqua pulita non si
raggiungerà, se le cose restano inalterate , tra meno di 25 anni.
Ed intanto i poveri si organizzano
come possono, a Goma dove opera la Fraternità Missionaria dei Laici
Saveriani uno dei possibili progetti sostenibili anche con il vostro
aiuto è la realizzazione di grondaie alle abitazioni per la raccolta di
acqua piovana, con la fornitura di recipienti e la promozione di piccoli
corsi per l'igiene personale.
Per saperne di
più o per sostenere il progetto scrivici
.
“Il cibo, insieme all’acqua, costituisce sicuramente il diritto umano
più urgente dopo lo stesso diritto alla vita. Cibo e acqua non possono
essere mai considerati straordinari o di lusso, ma sono mezzi di vita
assolutamente essenziali”: lo ha detto l’osservatore permanente della
Santa Sede monsignor Celestino Migliore intervenendo il 10 Novembre
scorso al secondo comitato della 61ª Assemblea generale dell’Onu a New
York, sul tema dello sradicamento della povertà. Secondo quanto
riportato dall'Agenzia di Stampa Missionaria MISNA il delegato
vaticano ha detto che “gli apparati nazionali e internazionali tengono
ancora molti milioni di esseri umani in un basso livello”. “Al di là del
fatto se il cibo sia riconosciuto come un diritto o no da parte degli
Stati, circa un sesto della popolazione mondiale soffre ancora la fame e
ogni cinque secondi muore un bambino: questo è un risultato di cui
l’umanità ben difficilmente può dirsi orgogliosa” ha aggiunto monsignor
Migliore. Nel suo intervento ha espresso apprezzamento per il “rinnovato
approccio” che crea un legame tra i diritti umani e lo sradicamento
della povertà, “rendendo quest’ultima un dovere anche legale oltre che
morale”. “Come chiunque altro, i poveri – ha sottolineato il
rappresentante della Santa Sede all’Onu – i poveri hanno diritto a
giustizia, lavoro decente, alimentazione adeguata, sanità e istruzioni,
come previsto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, come
anche dei diritti previsti in altri strumenti internazionali”.
Vincere la
fame si può
Lo sostiene a conclusione di due
giorni di lavoro e di discussione il Comitato Italiano per la sovranità
Alimentare , e questo proprio in coincidenza con i dati diffusi
qualche giorno fa dalla FAO nel rapporto sullo stato dell'insicurezza
alimentare nel mondo col quale è stato denunciato l'aumento degli
affamati sul pianeta nonostante tutti i proclami e gli impegni assunti
sinora.
" Dal dibattito di questi giorni
è emerso - ha dichiarato Sergio Marelli , Presidente del Comitato Italiano per la
sovranità alimentare - che bisogna ripartire per modificare drasticamente il
modello di sviluppo imposto ai paesi più deboli, e anche la filiera
produttiva dei paesi ricchi, per rimettere al centro i diritti e la
dignità dei popoli, per la salvaguardia della biodiversità e dei
territori, e delle comunità locali "
La Fao nel rapporto sostiene che la
lotta alla fame si può vincere a condizione che ci sia
" un approccio a doppio binario che punti
ad un’azione diretta contro la fame contemporaneamente ad interventi
mirati allo sviluppo agricolo e rurale.
Il rapporto elenca una serie di altre misure necessarie per sconfiggere
la fame negli anni a venire: indirizzare i programmi e gli investimenti
verso le “zone più critiche” di povertà e sottonutrizione; rafforzare la
produttività a livello di piccoli produttori; creare condizioni idonee
per gli investimenti privati, e questo implica tra l’altro trasparenza e
buon governo; far sì che il commercio mondiale funzioni anche per i
poveri, con l’istituzione di meccanismi di protezione per i gruppi più
vulnerabili; un immediato incremento del livello degli Aiuti Pubblici
allo Sviluppo (APS) per arrivare a raggiungere quello 0,7 per cento del
PIL, come promesso "
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