|
|
|
|
Contempliamo per un istante sul Calvario (…) Maria. Due grandi amori vennero in lotta nel cuore di Maria, l’amore per il suo Figlio divino con quello, pur grande, per l’umanità, ma conscia del volere di Dio che esigeva nella sua infinita giustizia il sacrificio della Croce, non esita un solo istante ad offrire all’Eterno l’Unigenito suo, ostia di propiziazione e di pace. Essa pronuncia un nuovo Fiat, che salvare doveva il mondo da irreparabile rovina. Fu allora appunto che Gesù dall’alto della croce a lei abbassando le morenti pupille, donna, le disse, additandole Giovanni, ecco il figlio tuo. Rivolto poi all’apostolo prediletto, eccoti, soggiungeva, accennando a Maria, eccoti la madre tua. Consideriamo per un istante le misteriose parole. Se Maria per l’incarnazione del Verbo divenne madre dell’incarnato Verbo e corredentrice nostra, in questo momento dal sublime altare della Croce fu proclamata solennemente al cospetto del Cielo e della terra madre nostra. Gli uomini tutti Gesù Cristo intendeva rappresentare in Giovanni. Maria da quel momento cominciò a palpitare per noi di più intenso affetto, perché si sentì costituita madre di grazia e di misericordia fra le sofferenze crudeli di un dolore, che l’umanità non avrebbe mai più potuto obliare (…). Sì, l’amore è figlio del dolore ed in quel momento appunto il Signore ha dato a lei larghezza di affetto, ha dato a lei un cuore immenso come il cielo, profondo come gli abissi del mare, perché fosse degna madre di una famiglia, di un popolo senza numero. Essa quindi ci ama di un amore senza pari. Ci ama di un amore che nulla ha di terreno e di umano, perché prende alimento unicamente da quell’amore infinito con cui Dio ha amato gli uomini. (…) Per comprendere quindi l’amore che Maria porta a noi, sarebbe necessario comprendere prima l’amore che porta a Dio, che essa ama con amore e generosità senza pari. Essa ci ama, perché riguarda in noi non già l’opera della sua natura, ma della grazia, perché scorge le anime nostre irrorate del sangue della vittima divina, perché riconosce in noi la sostituzione adorabile del suo Gesù. (15/2/1931, Parma, Lettera pastorale quaresimale) |