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Missione ad gentes in Italia

A FIANCO DEGLI ULTIMI

 

Negli ultimi tempi, si sono intensificate e sviluppate, nelle varie parti d’Italia dove siamo presenti, esperienze che hanno visto impegnati in modo sempre più sistematico, strutturato e continuativo, a volte singoli laici saveriani a volte il laicato saveriano come gruppo, in attività di accoglienza a fianco degli ultimi. Sono esperienze diverse e variegate, ma che ci sembra stiano esprimendo un volto nuovo e ancora inesplorato del fare missione ad gentes all’interno dei nostri confini e nelle nostre città. È un tema, questo della missione ad gentes in Italia, che sta interpellando fortemente il laicato saveriano. Per questo nei prossimi numeri di Agenda, cercheremo di dare continuità a quanto iniziato nel numero scorso facendo raccontare ai diretti protagonisti le varie esperienze che vedono coinvolti i laici saveriani.

 


 

Il giorno del mio compleanno, tra le tante telefonate che ho ricevuto per gli auguri, ce ne sono state alcune ancora più speciali di altre: le chiamate di Maria, Miriam, Marina, Marcella. Sono le mie amiche “zingare”. Alcune vivono ancora nella mia città, Desio. Altre invece hanno trovato una sistemazione migliore e si sono trasferite in altri luoghi d’Italia. Ma non si sono dimenticate.

 

E questo è proprio il senso della piccola associazione “Kirvè”, nata 4 anni fa dall’idea di un gruppo di amici, per stare al fianco dei Rom, uno dei popoli più emarginati della nostra società. Kirvè è una parola della lingua romanes significa “i compari”. L’abbiamo scelta per esprimere il significato del nostro obiettivo: essere i compari, gli amici, il punto di riferimento per chi non ne ha altri. Ci piacerebbe essere mediatori tra il mondo rom e quello dei “gagi”, cioè dei non Rom

Non abbiamo grandi progetti, per scelta. Vogliamo semplicemente fare un pezzo di cammino di strada insieme ai nostri amici rom: un cammino di crescita comune, perché anche noi abbiamo tanto da imparare dalla loro cultura, vittima di troppi pregiudizi, che invece nasconde molte ricchezze. L’associazione è formata da alcuni giovani legati alla casa dei saveriani di Desio. E anche dai rom: un gruppo di famiglie macedoni che vivono ai margini della città, nei campi delle periferie, sui camper, senza acqua né corrente.

 

Gli sgomberi sono all’ordine del giorno. È la vita dei “nomadi”, costretti a fare i nomadi, cioè a girare per la città senza avere un punto stabile. Con loro, nel corso degli anni, è nata una bella amicizia. I bambini frequentano la scuola, pur tra mille difficoltà. Il sabato pomeriggio è il giorno dei compiti: per questo ci ritroviamo nei locali dei saveriani, con libri e quaderni in mano. Subito dopo, c’è sempre spazio per una merenda insieme. Per noi è davvero importante investire tempo e fatiche a favore dell’inserimento a scuola dei bambini. Il futuro è nelle loro mani, per questo devono avere gli strumenti giusti per affrontarlo.

Le altre attività dell’associazione sono davvero varie: accompagniamo le giovani donne in ospedale per il parto o le visite mediche, accompagniamo i loro figli ai controlli medici, cerchiamo di dare una mano agli adulti per avere documenti e permessi di soggiorno, facciamo da mediatori con gli impiegati degli sportelli pubblici, i medici, gli infermieri, le insegnanti. Da fare ce n’è tanto. Ma preferiamo privilegiare i rapporti. Per noi la priorità resta quella dell’amicizia: ci teniamo infatti fare campire ai rom che li consideriamo “persone” degne di attenzioni e di amore. Cosa, purtroppo, non data per scontata al mondo d’oggi. Ed è fondamentale per noi non tenere in considerazione i risultati del nostro impegno (che spesso non vediamo!). Cosa ci spinge? Credo il desiderio dell’amore gratuito, che ci permette di amare l’altro, indistintamente, senza pretendere nulla in cambio.

Paola Farina

Giugno 2010