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Gennaio 2010 Nuovo modello di missione (David Bosch) Riportiamo le riflessioni che hanno stimolato i laici presenti alla convivenza invernale, divisi in tre gruppi di approfondimento, tratti e liberamente sintetizzati dal testo di David Bosch “Trasforming mission”. Ci auguriamo che la lettura possa essere d’aiuto anche a chi non ha potuto partecipare alla nostra esperienza comunitaria. CHIESA, NÉ PUNTO DI PARTENZA NÉ FINE DELLA MISSIONE La maniera di concepire la missione ha subito dei cambiamenti. La missione nei secoli precedenti veniva concepita in questi termini: · in termini soteriologici (salvezza): preoccupati di salvare le persone dalla dannazione eterna; · in termini culturali: che le persone del sud e oriente potessero partecipare dei benefici dell’occidente cristiano; · Secondo le categorie ecclesiali: preoccupate della espansione della Chiesa; · In termini di salvezza storica: il mondo stesso, nel suo progredire, si sarebbe trasformato in Regno di Dio.
MISSIO DEI Il teologo Karl Barth già nel 1932, fu tra i primi teologi a presentare la missione come attività di Dio stesso. Solo Dio realizzerà in pienezza il suo Regno, l’instaurarsi definitivo di cieli nuovi e terra nuova. Nel 1952 nella conferenza di Willingen si sentì per la prima volta l’espressione missio Dei; la missione di Dio. Si mette in evidenza che la missione deriva dalla natura stessa di Dio, un Dio Trinità, che fa della relazione il suo punto di partenza e di arrivo: la missione parte dal cuore di Dio; dall’invio del Figlio da parte del Padre e l’invio dello Spirito da parte del Padre e del Figlio. Questo movimento missionario nel cuore di Dio non si ferma qui. Include un nuovo “movimento”; l’invio della Chiesa nel mondo da parte di Dio, delle Tre Persone. Questa è la novità nella riflessione missionaria. Si verifica un passaggio in parte rivoluzionario; da una missione incentrata sulla Chiesa a una Chiesa incentrata sulla missione. La Chiesa non può essere né il punto di partenza (la Chiesa invia) né il fine della missione (per edificare chiese). Non si deve subordinare né la missione alla Chiesa né la Chiesa alla missione; entrambe devono essere comprese nella missio Dei (la missione di Dio). Solo da Dio viene l’iniziativa missionaria ed è per questo che non si può considerare la Chiesa come colei che invia in missione, quanto piuttosto come colei che è inviata da Dio stesso: non esiste quindi missione al di fuori di questo invio. Contro ogni modello trionfalistico di missione, la missione come missione di Dio è in stretto legame con la missione solidale di Cristo, incarnato e crocifisso. MISSIO DEI: CONSEGUENZE PER L’ATTIVITÀ MISSIONARIA Se la missione è la missione di Dio si può dedurre che la missione non è primariamente un’attività della Chiesa, ma una qualità di Dio. È un po’ una rivoluzione copernicana: non è la Chiesa che esiste per la missione ma è la missione stessa che include la Chiesa, ed essa non deve realizzare la salvezza nel mondo, ma farsi strumento della salvezza che proviene solo da Dio Le conseguenze di questo approccio alla missione: · “La missione” è primaria, “le missioni” sono derivate. · Distinzione tra la missione e le missioni. Non possiamo pretendere che quello che noi facciamo si identifichi con la missione di Dio. Le nostre attività saranno però autentiche se riflettono, se sono una partecipazione alla missione di Dio. “La Chiesa è al servizio di Dio che si comunica al mondo”. · Il fine fondamentale della missione non può essere solo piantare chiese o la salvezza delle anime, ma deve essere il servizio alla missione di Dio che ha un campo di azione più ampio. GLI SVILUPPI DELLA MISSIONE DI DIO La missione è Dio che si volge al mondo Nella sua opera di creazione Creazione Nella sua opera di provvidenza Tutto sussiste in lui, per lui, con lui Nella sua opera di redenzione Ha mandato il suo Figlio come redentore Nella sua opera di compimento In Cristo tutto sarà ricapitolato, in comunione La missione di Dio è l’attività di Dio rivolta sia alla Chiesa che al mondo, cui la Chiesa ha il privilegio di partecipare. Nel documento conciliare Gaudium et Spes appare questa concezione ampia della missione che viene sviluppata alla luce dell’azione dello Spirito Santo. La storia del mondo non è solo storia del male, ma anche una storia di amore in cui il Regno di Dio progredisce attraverso il lavoro dello Spirito. La Chiesa, nella sua attività missionaria, trova un’umanità in cui la salvezza è già segretamente al lavoro, per mezzo dello Spirito. Alcuni sono giunti a radicalizzare l’interpretazione ampia di missione fino ad affermare che la missione di Dio superava a tal punto la missione della Chiesa da “escludere” o rendere “inutile” il suo impegno missionario. Per questo qualcuno ha rimesso in discussione l’utilizzo di questo concetto di missione di Dio perché può essere usato male. Non si può, però, negare che la nozione di missio Dei ci ricorda che né la Chiesa né altri agenti umani possono ritenersi gli autori o protagonisti della missione. La missione è primariamente e soprattutto l’opera di Dio-Trinità in favore del mondo, opera cui la Chiesa ha il privilegio di partecipare. La missione ha la sua origine nel cuore di Dio. Dio è fonte di amore che invia. È la fonte più profonda della missione: è impossibile andare oltre, c’è la missione perché Dio ama il mondo. L’amore di Dio per il mondo non potrà che rivelarsi concretamente attraverso il NOSTRO amore nei confronti dei fratelli: attraverso il Battesimo sono anch’io parte in causa, agente responsabile dell’alleanza che Dio ha instaurato con il suo popolo, attraverso di noi Dio “fa” alleanza col mondo. LA CHIESA ESISTE PER CHI NON NE HA PARTE Poiché Dio è un Dio missionario, il popolo di Dio è un popolo missionario. “Per sua natura, la Chiesa, durante il suo pellegrinare sulla terra, è missionaria” (AG 9). “Voi siete la stirpe eletta… il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui, che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua ammirabile luce” (1Pt 2,9). Secondo queste espressioni, la Chiesa non è colei che invia, ma colei che è inviata. La Chiesa esiste mentre è inviata e mentre si costruisce in vista della missione (Barth). La missione non è tanto un’azione della Chiesa, quanto semplicemente la Chiesa in azione (Power). La domanda “perché ancora la missione?” rimanda ad un’altra “perché ancora la Chiesa?”. È impossibile parlare della Chiesa senza parlare nello stesso tempo della missione. Non si può parlare di Chiesa e di missione: si deve parlare di missione della Chiesa, perché Chiesa e missione non formano che un’unica realtà fin dalle origini. La dimensione missionaria della vita di una chiesa si manifesta tra l’altro: · quando c’è una chiesa davvero celebrante, · quando è capace di accogliere gli stranieri e far sì che si sentano a casa loro, · quando il pastore non ha il monopolio e i fedeli non sono semplice oggetto delle sue cure pastorali, · quando i suoi membri sono equipaggiati per la loro vocazione dentro la società, · quando le sue strutture non sono rigide, la comunità è innovativa e non difende i privilegi di un gruppo. Questa dimensione missionaria esige che la Chiesa esca dalle sue mura: ecco l’intenzione, l’impegno diretto nella società che si concretizza nell’evangelizzazione e nel lavoro per la giustizia e la pace. LA MISSIONE È DIO CHE SI RIVOLGE AL MONDO La concezione della Chiesa come sacramento, segno e strumento, conduce ad una nuova percezione delle relazioni tra la Chiesa e il mondo. La missione è “Dio che si rivolge al mondo”. Per secoli era prevalsa una concezione statica della Chiesa; · Il mondo di fuori era percepito come una potenza ostile. · La Chiesa era un mondo a sé; società perfetta. · Il ministero e la vita cristiana: predicazione, culto pastorale, carità. · I cristiani “praticanti”: quelli che vanno regolarmente in chiesa. · Chi è all’esterno della Chiesa: un potenziale credente da guadagnare. · La missione: processo di riproduzione di chiese. Il teologo Barth si domandava: “L’opera del messaggero divino (Cristo) si è bloccata nel vicolo cieco di una Chiesa-Istituzione di salvezza per quelli che ne fanno parte?” Lentamente si è avverato un cambiamento dopo la II guerra mondiale: la chiesa alla “conquista del mondo” divenne la chiesa “solidale con il mondo”. Non si può parlare di Chiesa senza parlare della sua missione, non si può parlare della Chiesa senza pensare nello stesso tempo al mondo cui è inviata. Sentiamo l’incipit del documento Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, soprattutto dei poveri e di quanti soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo”. C’è un legame intimo tra Chiesa e umanità che va oltre l’evangelizzazione e la “piantagione” di chiese. UNA NUOVA SINTESI 1. Si può vedere la Chiesa come una ellisse con due fuochi. È chiamata a mantenere questo duplice orientamento in “tensione salvifica”. a) Il primo accento è sulla celebrazione e la preghiera. La chiesa si raduna per lodare Dio, per vivere la gioia della fraternità e per ricevere il cibo spirituale. b) A partire da questi, la chiesa incontra e interpella il mondo; questo fuoco la spinge in avanti e a spendere le proprie energie: l’accento è sul servizio, la missione, l’evangelizzazione. La chiesa si disperde per servire Dio là dove sono i fratelli. 2. La Chiesa è missionaria se il suo essere nel mondo è nello stesso tempo un essere differente dal mondo. La Chiesa può esistere solo se condotta dallo Spirito. 3. La Chiesa storica è sempre imperfetta, semper reformanda. Lei stessa è oggetto della missione di Dio, in costante conversione. 4. La croce non è solo un messaggio di giudizio, anche di perdono e di speranza. L’invito alla conversione è unito all’offerta gratuita di perdono e di vita nuova. 5. Non andare oltre la competenza della Chiesa e parlare e agire in ambiti in cui i cristiani non sono più esperti degli altri. La storia secolare e la storia della salvezza sono inseparabili, ma non identiche e la costruzione del mondo non conduce direttamente al Regno di Dio. 6. Una chiesa completamente separata dalla comunità umana è falsa. La Chiesa esiste come parte integrante della comunità umana globale. Non per questo la Chiesa si perde, o si cancellano le differenze tra Chiesa e mondo; altrimenti non avrebbe niente da offrirgli. In conclusione Se la Chiesa si guarda con gli occhi del mondo, si vede soggetta a tutte le debolezze umane; se si guarda con gli occhi dei credenti, si vede come mistero; corpo di Cristo sulla terra. È questa Chiesa, estremamente ambigua, che è “missionaria per sua natura”, il popolo di Dio pellegrinante, il sacramento, segno e strumento e “per tutto l’insieme del genere umano il germe più forte di unità, speranza e di salvezza” (LG 9). |