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Ecuador 2009 – Quando missionario fa rima con bancario Nelle pagine seguenti riportiamo alcune riflessioni di Alessandro, laico saveriano di Ancon,a che alla fine di Settembre ha vissuto alcuni giorni in Ecuador per seguire da vicino l’evoluzione di un progetto di microcredito promosso dalla banca dove lavora. Un’occasione per conciliare lavoro e missione. Ritorno in Ecuador dopo 4 anni. Di nuovo per il progetto “Microfinanza campesina”, un’attività che da diversi anni vede la collaborazione della banca dove lavoro in con il FEPP (vedi box). In apparenza solo un viaggio di lavoro, quindi, ma in realtà molto di più, sia sul piano umano che di fede. Incontrare certe situazioni, ma soprattutto mettersi a scuola dei poveri che con determinazione, passione, volontà, lavoro e sudore cercano il proprio riscatto è stato davvero educativo. Aiuta almeno a relativizzare i nostri piccoli grandi problemi, le nostre paranoie, i nostri piccoli grandi capricci o preoccupazioni. Il motto del FEPP dice: “con intelligenza, sudor y amor, cambiamos el Ecuador”. Non credo abbia bisogno di traduzioni. Uno slogan efficace, ma che vi posso assicurare non è solo teoria, quanto piuttosto la sintesi di un impegno silenzioso, umile, coerente e appassionato che coinvolge tante persone non solo nel FEPP, ma in tutte le altre realtà nate intorno ad esso e costituite da piccole cooperative agricole e artigianali sostenute e finanziate dalle Cajas Rurales ovvero le casse rurali: banche del villaggio, banche dei poveri. Per me, che da 11 anni lavoro in una di queste Casse rurali (che qua in Italia oggi si chiamano Banche di credito cooperativo o BCC) andare in Ecuador e vedere questo mondo, semplice e vitale, che lavora per il riscatto dell’uomo, è stato come una salutare boccata di ossigeno. Da laico missionario saveriano, è stato riscoprire un volto nuovo e possibile per fare missione. Vedere in carne e ossa il volto evangelico del credito come strumento per aiutare la gente ad uscire dalla condizione di povertà. La finanza per l’uomo e non la finanza fine a se stessa. È quella finanza di cui, in più occasioni nel corso della storia, ha parlato anche la Chiesa attraverso la sua dottrina sociale, ed è quella che anche oggi Papa Benedetto XVI ha recentemente ripreso nell’ultima sua enciclica Caritas in veritate. In quest’epoca di profonda crisi causata e avviata principalmente dai meccanismi distorti della grande finanza, parlare di microfinanza, ma soprattutto di finanza popolare come strumento reale a servizio dei poveri è veramente una lieta notizia. La cosa più bella di questa esperienza è stata sicuramente la possibilità di mettermi a scuola di queste persone che mi hanno contagiato con la loro passione, la loro voglia di riscatto e la loro fede. Una fede semplice ma che muove profondamente il loro agire e che li fa sentire comunità. L’orgoglio di fare insieme! È questo un aspetto che colpisce molto chi conosce la realtà che ruota intorno al FEPP. Tante piccole cooperative in cui il cuore di tutto è proprio l’aspetto comunitario, mettersi insieme, unire le forze. Fare e sognare insieme con ambizione, passione e umiltà. Per questa gente, che in tutte le comunità ci ha accolto ogni volta con un calore indescrivibile, con gli onori di una delegazione di stato, e la voglia di raccontarci il loro lavoro, la nostra presenza era ciò che alimentava in loro la speranza. Ogni volta che arrivavamo in un villaggio e iniziavamo le nostre riunioni, Bepi Tonello, un italiano da 30 anni in Ecuador, direttore del FEPP e principale artefice del progetto, non mancava mai di ricordare che “i nonni e i bisnonni di questi amici italiani, 100 e passa anni fa, non erano meno poveri che voi oggi qua in Ecuador. Quello che hanno fatto è stato organizzarsi, mettersi insieme e lavorare utilizzando la ricetta della cooperazione tra cui anche quella del credito. E risparmiare! In Ecuador ho invece imparato a passare dal microcredito alla Finanza popolare. Un concetto nuovo che si sintetizza efficacemente nel motto di queste Cajas Rurales: “La plata de los pobres para los pobres.” Il denaro dei poveri per i poveri. Una ricetta semplice, ma altrettanto rivoluzionaria: i poveri che mettono insieme i propri risparmi (a volte non più di un dollaro al mese) all’interno di queste banche del villaggio, le loro banche, per finanziare piccoli prestiti con cui avviare essi stessi piccole attività produttive e diventare così artefici del proprio sviluppo e protagonisti del proprio riscatto. Un’utopia? Per qualche cinico forse, ma i poveri dell’Ecuador oggi ci insegnano che il sogno si sta già realizzando. E se il Vangelo è buona notizia… anche questo è Vangelo! A distanza di 4 anni la lezione che mi porto a casa questa volta e di cui posso dare testimonianza è che i poveri si stanno organizzando. Quello che mi ha colpito è vedere il cammino che è stato fatto in questo tempo, con determinazione, umiltà e passione. Il cammino di chi ha dinanzi un obiettivo nobile: aiutare il riscatto dei poveri. La testimonianza è quella che “insieme è possibile”. E la gente è orgogliosa di questo “fare insieme” dove umanità, fede e lavoro sono legati insieme. Cosa possiamo fare noi oggi qua in Italia? Mi vengono in mente due cose. La prima: contribuire al lavoro di queste persone. Andando in Ecuador abbiamo visitato tante comunità dove l’attività principale è spesso l’agricoltura o l’artigianato. Molte di loro si stanno organizzando o si sono già organizzate. Molte di loro sono entrate nel circuito del Commercio Equo e Solidale. Incontrarle è stata quindi l’occasione per verificare che questo commercio, che rispetta i diritti e il lavoro delle persone, pagando il giusto salario e non sfruttando chi produce, effettivamente funziona. Ma è stata anche l’occasione per ricordarmi che un modo con cui ognuno può dare il proprio contributo, è proprio quello di alimentare questo commercio. E ciascuno di noi, come consumatore può farlo! Scegliere di acquistare un prodotto piuttosto che un altro non è la stessa cosa. Anche questo significa dare il proprio contributo per creare un mondo più giusto! La seconda possibilità che mi sento di suggerire è questa: contribuire a sosterete l’attività delle casse rurali in Ecuador. Come dicevo, uno dei cardini su cui si regge questo movimento nuovo è proprio quello delle casse rurali. Per svolgere la loro attività, queste piccole banche hanno bisogno di raccogliere il risparmio, ma hanno bisogno anche di capitale. Le Bcc italiane sono impegnate in questa attività facendo anche delle donazioni per il capitale di queste casse rurali. Ma ogni privato può farlo e contribuire allo stesso obiettivo. Bepi Tonello ripete spesso “in Ecuador con poco si fa molto” ed è vero. Anche 50 o 100 € permettono cose grandi perché consentono di erogare credito fino 500 o 1000 € e con queste cifre si avvia un’attività! Se dunque qualcuno vuol pensare ad un utilizzo nuovo e originale per fare un po’ di beneficenza, questo è sicuramente lo strumento giusto. Per informazioni: Alessandro Andreoli 349 0580330 – caiman99@libero.it FEPP è la sigla che sta per Fondo Ecuadoriano Populorum Progressio, un’istituzione sociale fondata nel 1970 a seguito dell’enciclica Populorum Progressio di Paolo VI, su iniziativa illuminata dell’allora vescovo di Quito Mons. Candido Rada. L’Ecuador è un paese in cui il tasso di povertà è tuttora molto elevato, in cui l’80% della popolazione vive con meno di due dollari al giorno (e di questi, il 35% vive sotto la soglia dell’indigenza vale a dire con meno di un solo dollaro al giorno); un paese in cui il 30% dei bambini (specie in alcune comunità indigene) muore al di sotto dei 5 anni; in cui il 65% dei bambini delle aree urbane è denutrito e larghe fasce della popolazione vive ancora senza servizi di prima necessità quali acqua, luce, scuola e assistenza sanitaria. Qui il FEPP opera attivamente da circa 35 anni, soprattutto nelle zone rurali del paese, con programmi di formazione e appoggio allo sviluppo rivolti a gruppi e organizzazioni di base indigeni e contadini. L’obiettivo è promuovere lo sviluppo integrale dei settori popolari ecuadoriani, secondo lo spirito evangelico e la dottrina sociale della chiesa.
“Vince la povertà solo chi consuma meno di quanto produce” Questa è la ricetta semplice che Bepi Tonello ricorda con insistenza e fermezza ai suoi poveri, come via per uscire dalla loro condizione. La differenza tra ciò che produco e ciò che consumo è il risparmio e tutti possono risparmiare. Poco, ma tutti. L’importante è che poi questo risparmio resti nella comunità che lo ha prodotto, per generare altra produzione, altro sviluppo. Per questo egli non manca mai di ricordare ai campesinos delle Ande, come a quelli che questa volta abbiamo incontrato nella zona costiera, che la ricetta per lo sviluppo è: risparmiare e porre questo risparmio nelle “loro” casse rurali. Non è un eufemismo: in Ecuador infatti, la banche del villaggio, las Cajas Rurales sono realmente sentite come cosa propria dalla gente. “La plata de los pobres a los pobres” ha come obiettivo, proprio quello di invertire la rotta dei flussi di ricchezza, che altrimenti, attraverso la finanza tradizionale, esce dalle campagne verso le città e da qui altrove, impoverendo sempre di più il paese. “Solo invertendo questo flusso, trattenendo e reinvestendo nei luoghi dove viene generato il risparmio, si potrà costruire con i poveri un futuro diverso e i poveri potranno essere veramente artefici del loro sviluppo”. È proprio questa l’attività principale del FEPP: aiutare i poveri a reinvestire nella comunità e per la comunità, quel poco (a volte solo un dollaro al mese) che faticosamente ogni famiglia riesce a risparmiare in modo da alimentare, attraverso il credito un lento ma progressivo e diffuso percorso di sviluppo |