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Simonetta

Da un po’ di tempo desideravo avvicinarmi al “Tabor” e finalmente ho iniziato quest’avventura vivendone la prima puntata! Quella ad Asiago è stata una settimana diversa dalle altre: un tempo dedicato a me, al tentativo di discernere quelle cose mi stanno danzando dentro. Sono state delle giornate all’insegna della riflessione, della provocazione e della preghiera. Le lancette corrono silenziose e veloci perché questa ricerca non pesa, anzi, stimola… la trasfigurazione pungola, risveglia! Credo che Tabor significhi trasfigurazione nella misura in cui ci si rende protagonisti di ciò che ci viene proposto. Ci si mette “in disparte” per provare ad ascoltarLo e riconoscerLo, con l’urgenza di scendere a valle per assaporare la bellezza dello stare con Lui. Trasfigurazione non necessariamente è sinonimo di risposte. Scendo dal monte con un vocabolario che inizia ad arricchirsi e, soprattutto, animata dal desiderio di lasciarmi prendere ancora “in disparte”.

 

Manuela

Se sei un giovane che cerca di capire il progetto di Dio su di sé, se cerchi il silenzio, il dialogo con il Signore…. allora sarebbe bello che ti unissi a noi che abbiamo partecipato al Tabor di quest’estate. Spiegare a parole cosa mi ha dato questa settimana è un po’ difficile, di sicuro è stato tutto al di là delle mie aspettative. Sono partita con tante domande, tanti dubbi… Sono tornata con alcune risposte, non tutte perché come ci siamo detti “Non ci sarebbe gusto ad avere tutto le risposte subito, è più bello cercare”. E soprattutto mi porto dentro tanta serenità, tanta voglia di riprendere con gioia la mia vita. Non immaginavo che il silenzio potesse avere tante parole, e invece è proprio così. Spero che sarai presto dei nostri per iniziare la scalata del Tabor e vivere la gioia dell’incontro con il Signore

 

 

Marianna

C’è chi mi dice: “Sul serio, vai al Tabor?! No, no, non è un’esperienza che fa per me: troppo silenzio, troppe riflessioni, dovrei mettermi troppo in gioco…”. Beh, il Tabor non è solo una “situazione speciale” in cui puntare i riflettori su di sé, ma è uno “stile di cammino”, ognuno ha i suoi tempi, ognuno ha le sue strade, ognuno ha i suoi bagagli, ma per partire bisogna pur riscoprirsi desiderosi di camminare. E così il Tabor diviene una delle tante tappe di un viaggio molto più lungo, che è la nostra vita, diviene un momento in cui ti soffermi ad ascoltare il silenzio, la parte più ricca che ha in sé le domande giuste da porsi e anche qualche risposta!

Ogni Tabor (6 incontri diluiti in due anni) ha una particolare tematica, che viene sviluppata dai saveriani, dalle saveriane e dai laici appartenenti all’équipe. Ogni giorno ognuno ha a disposizione del tempo personale per lasciarsi interrogare e stuzzicare da tutte le loro provocazioni, per lasciar parlare la Parola nella propria vita e ascoltare cosa essa dice. Ma il cammino non si percorre mai da soli: c’è sempre l’occasione per confrontarsi, sia con i saveriani/e e i laici, e a fine giornata anche con gli altri compagni di cammino, con cui condividere le scoperte, le perplessità, le paure, le speranze e riscoprire così le meraviglie che Dio compie nella vita di ciascuno.

Vista in questo modo, per quanto le strade siano a volte tortuose, non sembra poi così male “camminare”, soprattutto quando un’esperienza come questa lascia alla tua vita gli strumenti adatti per continuare il viaggio nella quotidianità.

Sperando di incontrarvi lungo la strada… buon cammino a tutti!

 

 

Antonio

“Ho ricevuto tanto”!

Questo è l’aspetto predominante che sento di comunicare dopo i giorni trascorsi ad Asiago con l’équipe saveriana.

1) La meditazione profonda cristiana come pratica di preghiera e di consapevolezza di sé in Cristo;

2) l’agilità e allo stesso tempo l’intensità delle riflessioni sul Vangelo;

3) le testimonianze – uniche – trasmesse da chi ha portato la buona notizia a chi non la conosceva;

4) la condivisione delle proprie esperienze dopo i silenzi, dolcissimi silenzi, immersi nella natura, che, personalmente, mi hanno dato modo di “fare il punto” sul mio attuale momento di vita e di fede.

Sono profondamente riconoscente per l’esperienza del Tabor, da cui oggi derivo una modalità pratica di applicazione della fede nella mia vita quotidiana. Intendiamoci, non che la mia vita sia cambiata d’un colpo, anzi forse al ritorno tutto ritorna (o sembra ritornare) ai ritmi consueti. E tuttavia a poco a poco il ricordo di quei giorni riemerge in tutta la semplicità che li ha accompagnati, ed è lì che si possono cominciare ad inserire alcuni “correttivi” ad un quotidiano altrimenti indifferente al Signore: una lode al mattino, una breve meditazione sulla Sua Parola, ma sempre un passo alla volta, impegnandosi con Lui per quello che realisticamente è possibile.

Qualcuno al Tabor diceva più o meno così: “Le conquiste dello Spirito non avvengono d’impeto, ma sono naturali, come il «vento leggero», tali che le cose che vedi sbagliate nella tua vita cominceranno a cadere senza sforzo”.