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CO.SU.MA 2009

 

Dal 1 al 5 Settembre si è tenuta a San Pietro in Vincoli l’assemblea dei saveriani per l’Animazione Missionaria e Vocazionale (AMeV.), consueto appuntamento che vede riunirsi una volta l’anno la famiglia Saveriana e che da un po’ di tempo è stata allargato, oltre che alle saveriane, anche ai laici saveriani. Un segno importante del desiderio condiviso di fare famiglia insieme. Un appuntamento importante di programmazione, ma anche di confronto, dialogo, scambio e conoscenza reciproca. Sono queste, infatti, le occasioni più indicate per per conoscersi e far conoscere il laicato ai tanti saveriani che ancora non sanno veramente ciò che è. Nonostante le difficoltà legate al fatto che tali appuntamenti spesso si svolgono durante giorni feriali, esserci è fondamentale. Quest’anno per il laicato c’erano Alessandra, Alessandro, Paolo e Giovanna.

Parte di una giornata è stata dedicata ad ascoltare p. Giovanni Menegazzo, consigliere della Direzione Generale dei Saveriani, che ha letto la relazione della CO.SU.MA., l’assemblea dei superiori Regionali dei vari paesi dove sono presenti i saveriani.

Poiché questa relazione contiene diversi passaggi molto interessanti, che ci interpellano e ci interrogano anche come laicato, ne pubblichiamo alcuni ampi stralci auspicando una riflessione anche all’interno dei vari gruppi.

 

Dopo una breve introduzione in cui è stato ricordato il senso e il clima in cui si è svolta la COSUMA, la relazione ha cercato di delineare il contesto generale, fatto di problemi, risorse e speranze, in cui si muovono oggi le diverse regioni dove sono presenti i saveriani nel mondo.

Tra “gli ambiti e gli strumenti ritenuti importanti per aggiornare la Missione la COSUMA indica i seguenti:

a)           Unità il più forte possibile attorno al Carisma dell’Istituto.

È ciò che unisce la congregazione e che è unico e preciso: “l’evangelizzazione dei non cristiani”.

b)           Importanza di programmare comunitariamente.

Solo in questo modo la Missione si libera dal criterio io/mio, che è sempre provvisorio/passeggero per accettare il criterio del noi/nostro, che assicura la continuità e lo sviluppo fino alla maturazione delle opere. Una missione più comunitaria, chiesta insistentemente dalla spiritualità saveriana (…) comincia a farsi sentire anche fra di noi, anche se per ragioni e con modalità diverse.

“Alcuni confratelli paiono aperti anche a nuove prospettive, a nuove forme di collaborazione missionaria con i laici (missionari come locali), a evolvere verso delle comunità missionarie con un volto meno clericale” (…) confida un Regionale.

La missione può divenire comunitaria nella misura in cui non viene meno la libertà interiore, la quale ci rende più agili e disponibili a perseguire un progetto più vasto dei nostri personali desideri, gioiosi per i risultati comuni e non solo per i propri, liberi da paure provenienti spesso da una forma di apatia spirituale e carismatica.

Con onestà si è anche constatata vera l’esclamazione di un Regionale: “La libertà interiore: moneta rara!”. Ed ecco anche un invito: “Un nuovo approccio, il coraggio di esperimentare nuovi metodi e la capacità di cooperare con i movimenti laici sono molto necessari”.

La comunità soggetto della missione sta allargando i propri confini. Un Capitolo Regionale si è impegnato a “rimettere la comunità come la protagonista della missione”. Sono segni grandi di apertura e decisione.

c)            Maturità umana e spirituale.

(…) Abbiamo bisogno di una esperienza di vita che ci renda pazienti, saggi e rispettosi della gente (…) cominciando da sé stessi, così che la frustrazione non ostacoli la nostra visione della verità e della realtà…

Abbiamo bisogno di riunioni di comunità in cui siamo disposti a condividere abbastanza a fondo per riuscire a capirci l’un l’altro…

Abbiamo bisogno di una Lectio Divina in cui sono condivise non solo intuizioni bibliche e teologiche, ma soprattutto la nostra esperienza personale di Dio.

 

Per finire la relazione conclude delineando le urgenze maggiori che si profilano oggi, innanzi alla Congregazione.

La Missione oggi richiede speciale attenzione e impegno nei seguenti aspetti:

1.            Animazione Missionaria e Vocazionale.

A tutti i saveriani deve stare a cuore la condivisione del nostro Carisma, anche tramite la proposta diretta ai giovani.

Ovunque deve però essere presente l’Animazione Missionaria della Chiesa locale: “Per aiutare le Chiese locali ad essere più aperte e missionarie, capaci di affrontare le molteplici sfide attuali, bisogna che noi ci alleniamo all’analisi della situazione, studiarne le cause, riflettere sulle risposte più appropriate”.

2.            Condivisione ampia del Carisma.

La dimensione comunitaria della Missione è un fatto ecclesiale, non solo di Congregazione. È per questo che il tema della collaborazione stretta con i laici nella nostra attività missionaria sta diventando sempre più oggetto di riflessione ed esperienza.

“L’approfondimento della nostra spiritualità ci ha fatto capire che non possiamo pensarci come i possessori esclusivi del dono che Dio, attraverso il Conforti, ha fatto alla Chiesa. Da qui la necessità di riflettere sulle occasioni che ci permettono di rendere tale dono operante”.

Questa presa di coscienza della essenziale vocazione missionaria dei battezzati, deve chiarificarsi anche al nostro interno per poter essere efficace nella sua attuazione.

Indubbiamente la collaborazione con i laici nell’attività missionaria esigerà un graduale ripensamento o adeguamento di modelli di vita a noi consueti, ma da adattarsi al tempo attuale. È il criterio di fede che può renderci liberi al punto da riuscire a vivere profondamente e coerentemente il nostro carisma secondo le nuove modalità che lo Spirito Santo, attraverso i segni dei tempi, ci indicherà.

3.            Inculturazione.

Usata nel suo significato più ampio, soprattutto in riferimento agli atteggiamenti del missionario. (…) In particolare è emerso quanto sia necessario dare corpo alla priorità del Dialogo Interculturale e Interreligioso, nei quali tutti devono impegnarsi, per i quali ogni Regione deve scegliere le modalità di realizzazione.