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ESPERIENZA IN BRASILE
Maestro, dove abiti? Ho accolto con molta gioia l’invito di Gesù: “vieni e vedi!” Così ho vissuto dal 7 aprile al 3 maggio 2007 : mi sono lasciata portare e ho guardato tutto ciò che potevo con occhi, orecchie e cuore. Ho abitato al settimo chilometro dalla città Castanhal, 70 km da Belem (PARÀ), casetta n. 29, nel cosiddetto “Congiunto San Carlo Borromeo”; tre stanzette, un bagnetto: essenziale, grande per certi versi, piccola quando arrivavano tutti i bambini a chiacchierare con l’ITALIANINA! Con me anche Maristela, brasiliana, ha condiviso la quotidianità: pulire la casa, lavare il bucato, cucinare, zappare la terra, condividere coi vicini di casa le difficoltà create dalle piogge abbondanti, come dalle povertà sia materiali che umane. Sono arrivata con un guardaroba di 6 magliette, una camicetta, una gonna, tre pantaloni di lino, sandali ai piedi... niente cellulare e pochi reals, poca capacità nella lingua portoghese, ma un grande sorriso, anche dopo aver saputo (arrivata all’aeroporto) che il mio punto di riferimento sarebbe tornato in Italia. Il Vangelo, il Breviario, il Rosario e il mio diario spirituale erano nella mia valigia “a mano”, insieme ad alcuni messaggini scritti da amici prima di partire, e sono stati il mio unico riferimento ogni giorno, nei momenti di grande gioia, come nei giorni dei singhiozzi... Questo bagaglio a mano quando sono rientrata pesavano molto di più: ho lasciato il Rosario (donato ad un nuovo amico), ma mi è stato donato un piccolo Gesù Bambino (stile che mi è stato riconosciuto come predominante in quei giorni) e una “Nossa Senhora de Nazaré” (di alcuni centimetri, profondità e... chili!). Solo quando il primo aereo che mi riportava a casa ha iniziato a distaccarsi dal suolo ho creduto di essere davvero stata in Brasile: i sogni quindi non sono solo desideri o aspirazioni, ma vita concreta che ti accarezza nelle pieghe più nascoste di te stesso, ridonando colori e contorni ad una vocazione cristiana ogni giorno più affidata a Dio, il Fedele! Grazie, Signore, di avermi aiutata a perseverare... e grazie ai “maestri”, “angeli”, “diavoletti” che mi hanno aiutata a rimanere in Te piccola piccola, lasciando che Tu prevalessi su ogni mio sforzo...
“VIENI...” Ho lasciato che mi si prendesse per il braccio e mi si facesse entrare nella realtà del Congiunto, insieme ad altre realtà “sociali” caratterizzanti Castanhal, specialmente per quello che più era attinente alla mia professione di assistente sociale. Così la mia vita ha incrociato la vita di altre persone tanto diverse da me, con abitudini e pensieri spesso distanti dalla mia comprensione. Sono stata invitata a pranzo e cena in diverse famiglie del Congiunto, ascoltando la narrazione della loro vita: difficoltà, gioie, aspettative... Il mercoledì di ogni settimana ero ospitata in una casetta per condividere la “Parola” della domenica successiva, mentre ogni giovedì alla recita del rosario della Divina Misericordia (due occasioni in cui erano invitate tutte le famiglie del Congiunto). Sono stata invitata alla discarica (Lixao) dove ho conosciuto due addetti allo smistamento pattumiera che preparano a mani nude i diversi “tipi” di pattumiera, mettendo in sacchi da rivendere (5 reals) la plastica; è stato anche un luogo dove incontrare alcuni poveri che trovano lì a buon mercato qualcosa da mangiare. Sono stata invitata nella parrocchia Jesus Cristo Jovem, dove padre José Carlos mi ha presentata in diverse occasioni (celebrazioni eucaristiche e visite a persone inferme) alla sua realtà pastorale: 27 comunità, una media di 40 mila (quelle censite!) persone, relazioni, nelle quali essere presente, attivo, in prima linea come sacerdote e compagno di strada, “maestro”, anche dei seminaristi che vivevano con lui (circa una decina, nei primi due anni di “vocazione”). Sono stata invitata in due strutture del “Programa de Enradicasan do Trabalho Enfantil”, dove ho conosciuto delle colleghe assistenti sociali (sottopagate come in Italia... tutto il mondo è paese!!) che cercano di togliere dalla strada ragazzini e ragazzine che potrebbero essere soggette a una carriera da banditi, teppistelli, prostitute... offrono loro un luogo dove fare i compiti, ballare, apprendere il valore di se stessi e il rispetto degli altri... Sono stata invitata all’ “Abrigo de crinças en situaçao de risco”: casa accoglienza ragazzini in forte rischio (abbandono, abuso, criminalità...) dove Tomas, cinquantenne, tassinaro fino al mese precedente, è diventato educatore... scelta di vita nata dalla possibilità di sentirsi in prima linea nella lotta all’emarginazione dei più piccoli. Sono stata invitata alla “Casa da Sopa”: Nazarè, donna sola, ogni giovedì prepara una “sopa” (zuppa) nella sua casa e sotto una veranda molto grande da’ da mangiare a un numero consistente di bambinetti. E’ un’azione spontanea, gratuita e a suo costo: non ha avuto figli, ma li ha in questo modo, “adottati”! Sono stata invitata al Senac, un istituto scolastico per adulti, nel quale ho avuto occasione di incontrare l’insegnante di LIBRES (linguaggio brasiliano dei segni) e poter dialogare in sordomuto con lui, occasione interessante per scambiare le mie conoscenza di linguaggio dei segni milanese con il linguaggio dei segni brasiliano! Sono stata invitata al km 21 e al km 23 alla celebrazione della Parola, incontrando un nuovo modo di essere “chiesa” per me: laici che “dicono messa” (esclusa, ovviamente, la consacrazione del pane e del vino!), fanno la predica e si prendono cura del “luogo” di culto (chiesette). Ho accolto l’invito di visitare l’UFRA, Università Federale gratuita, dove si insegna a coltivare i pesci (il famoso detto non dare i pesci, ma insegnare a pescare è superato dall’ “impara a custodire e rigenerare le acque”!); ho conosciuto da vicino i pesciolini navigando su un barco, per le diverse “incubatrici” di un rio creato apposta per la riproduzione-custodia. Ho accolto l’invito di un pranzo e una cena del Vescovo della diocesi di Castanhal, insieme alla inaugurazione del nuovo seminario (nato a Belem), accogliendo anche l’invito di visitare il Cernobio, grande centro diocesano di spiritualità, una specie di “via s.Antonio 5” di Milano moltiplicato 1000. Ho accolto l’invito a prendere parte alla “due giorni” di mostra sugli indigeni dell’Amazzonia, dove ho conosciuto la moglie del “sindaco” di Castnhal che mi ha dato un “bemvida” molto sorridente. ... ed in ultimo ho accolto l’invito di ritornare nella Desio di sempre, nel Brasil di Milano, mia terra di missione attuale, in cui far tesoro di un VIVERE che mi è stato possibile lì, ancor più vero e possibile da vivere qui, in preparazione alla mia ri-partenza per una volontà di Dio che ogni giorno mi mette in gioco e mi apre orizzonti di amore inaspettati, conformi ad un desiderio di AMARE sempre di più e sempre fecendosi piccoli piccoli... “ ... e VEDI” Premessa: ho visto con le orecchie... sì, ho usato molto di più le orecchie che gli occhi, proprio per non cadere nell’errore di fermarmi all’apparenza durante gli incontri che facevo. Di proposito non ho portato la macchina fotografica, per fissare nella memoria bene i particolari più importanti e lasciar cadere le “sottigliezze” che spesso contaminano la nostra mente... Il buon uso delle orecchie mi ha anche permesso di apprendere il portoghese, specialmente i toni della voce, i colori delle relazioni che, facendo vibrare il mio cuore in ciò che non vedevo, accendevano sentimenti che risuonavano nel mio animo... E’ stata una dura palestra, ma ne è valsa la pena! In prevalenza ho visto persone che si raccontavano. Il desiderio di narrare i loro dispiaceri, che in un primo momento erano preceduti da un “tudo bem”... e così storie di uomini che bevevano, ma che poi si sono ricollocati nella loro famiglia in modo nuovo: amandosi, lasciandosi amare, lasciando che il Signore rimettesse a posto ogni “cattivo desiderio”! (particolare: le comunità terapeutiche lì si pagano, qui “le passa la mutua”... ci sarebbe da riflettere a lungo...). Ho visto bambini spuntare come formiche con un barattolino per conservare gli alimenti fra le mani, che improvvisamente, come richiamati da non si capisce bene cosa, ti si presentavano con un gran sorriso a raccogliere i tuoi avanzi della cena... li paragono a formiche proprio perché quando uccidevo qualche insetto, il giorno dopo una moltitudine di formiche trasportava la “salma” nel “lugar formicaio” (provvidenziali le mie uccisioni!)... così i bambini dal nulla in gruppettini!!! Ho sentito sbattere forte e ripetutamente le porte di una casa dove ubriaco tornava il suo padrone, pronto a litigare con chiunque passasse sotto tiro... ed improvvisamente calava un silenzio pesante: a volte in casa la “compagna” veniva percossa. Ho sentito musica ad un volume assordante provenire da una casetta, quasi sempre alle stesse ore: Eros Ramazzotti in portoghese, perfino Gianni Morandi, insieme a musica di ogni genere. Fuori apparivano due bambini che senza meta vagavano nel Congiunto... e dentro una donna vendeva il suo corpo, anzi, una mamma “lavorava” per il sostentamento. Ho sentito risa e toni bruschi notturni (fino all’alba del giorno dopo) provenire dalla casetta accanto alla mia, insieme a improvvisi arrivi e dipartite di motociclette, accompagnando il tutto con cani impazziti (mai sentito abbaiare tanto!): solo qualche episodio di spaccio di droga. Ho sentito alle ore 6 precise di ogni giorno la piccola Duda della casa accanto dire le sue prime parole della sua vita: “MAE; PAE; AMORE; COCCINELLA”! era il “buon giorno” quotidiano alla vita! Stupiva sempre come azzeccasse l’orario! Era per me anche consolatorio: non tardavo ad alzarmi, non avevo bisogno della sveglia... e assolutamente il mio rispondere urlando “AMOREMIIIOOO!” dava a Duda modo di sapere che c’ero ancora e che anche oggi avremmo giocato insieme, ripetuto paroline italiane, accarezzato gli scarafaggini, preso per la coda il gatto bianco, riso a crepapelle per le mie e le sue smorfie! Duda mi manca molto, confesso, specialmente i suoi abbracci, spalancati senza pregiudizio ad una italianina che ha imparato a stare coi bimbi in modo libero, in maniera “bimba”, lasciandomi da lei amare... Ho sentito il rumore sordo di sberle inferte a tenera carne; precedevano urla lancinanti di ben due bimbe che non usavano la voce, ma la gola per piangere... e un giorno non le ho sentite più... ed è stato il giorno in cui la piccola Maria mi ha dato per la prima volta la mano e la piccola Nenè non ha più voluto il seno di sua madre (mamma di 18 anni) per sfamarsi. Ho sentito chiamarmi Norma, poi anche “irmà”... non solo perché qualcuno mi credeva “suora”, ma perché per alcuni sono stata solo sorella... ma ho anche sentito chiamarmi MINI ITALIANA con tono di disprezzo, per non aver portato nulla di altro che la mia persona piccola piccola... Ho sentito parole di amore e parole di disprezzo, parole di comprensione, parole di sfida, parole di resa, parole di rivalsa... ma specialmente ho ascoltato la paura di rimanere soli, senza futuro, senza dignità. Ho ascoltato la paura della precarietà: “a Deus quiser” (se Dio vorrà)... e ho ascoltato la gioia della mia presenza: “vocé, querida Norma, ficara para sempre em nostros coraçoes” (tu, cara Norma, rimarrai sempre nei nostri cuori). Ho ascoltato la domanda persistente in me: “Signore, cosa vuoi che io faccia?”... la domanda mi è stata “rigirata”: “Norma, cosa vuoi che io faccia per te?”... e per l’intero mese, tra soddisfazioni e incomprensioni, in me un solo ritornello: “come Tu mi vuoi, Signore, compi in me ciò che Tu sai, sicura che conosci Tu solo i desideri veri del mio cuore!”
“... e quel giorno mi fermai presso di Lui...” Tornata a Desio eccomi presso Gesù, dove Lui mi vuole adesso, in piazza don Giussani 15, fra le mura di una casa con mutuo di altri 14 anni, in mezzo al mio quotidiano lavoro come assistente sociale, tra amici e familiari più o meno contenti di ciò che ho fatto... sicuramente contro i parere dei medici!!! Sono felice, entusiasta, ferita anche, aperta ad un lasciarmi portare dove l’amore di Dio mi mostrerà in futuro. So di aver fatto più di un viaggio geografico. Questa tappa della mia vita non è stata solo una parentesi, una prova senza pari... e considerato da alcuni un gesto incomprensibile, folle, del tutto “stupido”, pallino mio personale, ecc. Colloco tutto in un cammino spirituale che gradualmente mi sta ridonando la mia dignità di figlia, amata, preziosa, unica ed irripetibile... Ho trovato una canzone religiosa brasiliana che riassume questa tappa della mia vita (che poi sono parole di Isaia, capitolo 43):
Sou o Senhor teu Deus sono il Signore, tuo Dio eu te quero, filho amado io ti amo, figlio amato nao olho os erros teus non vedo i tuoi errori eu te quiero ao meu lado ti desidero affianco a me filho meu, como és precioso! Figlio mio come sei prezioso! eu quero em tua vida entrar desidero entrare nella tua vita somente deixa o meu amor lascia solo che il mio amore te dominar prevalga in te...
Il “motivo” che mi ha spinta in Brasile è stato di poter incontrare il Volto di un Padre e tornata a casa ho consolidato questa idea: posso vivere ovunque da persona che si sente amata, preziosa, benedetta da Dio... e non perché ho “fatto qualcosa di particolare”, ma perché ho vissuto così. Penso questo di me, lo penso per tutte le persone incontrate, in tutti i miei 33 anni di vita, lo penso per quelle che incontrerò per il resto della mia vita e per quelle che mai riuscirò ad incontrare. Questa preziosità non tutti la conoscono, la sentono; per questo non mi stancherò di ripartire, di uscire da me, anche dalla mia vita, dalle mie certezze geografiche, linguistiche ed affettive... Desio non mi basta più, ma specialmente non mi basta sentirmi amata: ho “bisogno di amare”, con una testimonianza di vita e non di parole, né di sole opere di bene, di una professione nel sociale che, pur importante e che sento spendibile ovunque, rimane circoscritta a pochi e tradotta in un aiuto che se lo possono permettere solo poche persone. Proprio in forza del fatto che ovunque si può amare, perché non in Brasile? Se poi lì ho anche trovato il cibo giusto, il caldo sopportabile ed il fresco ristoratore, umanamente il mio fisico qui si sente ingiustamente ingabbiato in una situazione ambientale poco sostenibile!!! Ciò che rimane solo scritto nero su bianco, che non racchiude TUTTO quello che ho vissuto, rimanda ad un invito: vai e vedi anche tu, lasciati condurre, lasciati interrogare dal dubbio di non avere ancora visto abbastanza meraviglie della vita cristiana, a partire dalla meraviglia di te stesso... e vediti con le orecchie, ovvero ascolta Chi ti ripete quanto è grande il Suo desiderio di amarti! Osa di più in te, rimani aperto alla possibilità di non essere mai arrivato e riparti sempre dalla domanda più cara che Dio ti pone: “cosa vuoi che faccia per te?”... e se ti chiede di lasciar partire qualcuno, non fermarlo, ma accompagnalo: parti con lui attraverso la preghiera di intercessione, chiedi che perseveri nel suo cuore il coraggio di amare, vivi insieme a lui il sentimento di sapersi lontani, ma uniti senza limiti di spazio e tempo... In ultimo mi affido alla tua preghiera, affinché la tappa brasiliana sia solo l’inizio di una missione “ad gentes extra” che ad oggi sento come desiderio prevalente in me, sopra ogni altra realizzazione personale. Se sarà volontà di Dio so che non ci saranno ostacoli che prevarranno su essa... anche il tuo aiuto renderà più semplice il Suo compito: ti ringrazio in anticipo e ti saluto alla brasiliana “depois a gente se encontra!”
Norma Cannizzo missionaria laica saveriana |