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Pagine tratte da Missionari Saveriani Ottobre 2004
LE
MOLTE CROCI DEL BEATO CONFORTI
"Il Crocifisso è il gran libro sul quale si sono formati i
santi e sul quale noi pure dobbiamo formarci. Tutti gli insegnamenti contenuti
nel Vangelo sono compendiati nel Crocifisso. Esso ci parla con una eloquenza che
non ha l’eguale: coll’eloquenza del sangue. Ci inculca l’umiltà, la purezza, la
mansuetudine, il distacco da tutte le cose della terra, l’uniformità ai divini
voleri, e soprattutto la carità per Dio e per i fratelli. Sant’Alfonso poteva
ben scrivere ai piedi di un Crocifisso queste parole: Così si ama! Per questo al
missionario che parte per lontani lidi ad annunciare la buona novella, non viene
fornita altra arma all’infuori del Crocifisso, perché questa possiede la potenza
di Dio e per essa egli trionferà di tutto e di tutti dopo d’aver trionfato su se
stesso".
Beato Guido Maria Conforti

IL CROCIFISSO CHE
PARLAVA
Guido, ancora bambino, tutte le mattine andando a scuola si
intratteneva a contemplare un enorme crocifisso nella chiesa della Pace. Dirà
più tardi: "Io guardavo Lui e Lui guardava me, e sembrava che mi dicesse
tante cose". Nella contemplazione del Crocifisso, il Beato Conforti scopre
il proprio carisma: annunciare l’amore di Dio a tutti!
IL PADRE
Papà Rinaldo,
contrario alla vocazione di Guido, si chiuse nel silenzio e nella contrarietà.
Non fa visita al figlio in seminario e non gli paga le mensilità. Guido per le
spese ordinarie chiede denaro in prestito ai suoi compagni. Il padre non compie
le pratiche religiose e si considera anticlericale. Per avere acquistato terre
confiscate alla Chiesa, cade automaticamente nella scomunica. È per questo che
don Guido non celebrerà la prima Messa in parrocchia a Ravadese, ma nel
santuario della Madonna di Fontanellato.
LA MALATTIA (1872)
Entrato in
seminario per diventare sacerdote, è colpito da epilessia. Appaiono forti dubbi
che possa accedere all’ordinazione presbiteriale, che gli deve essere rimandata.
Guido vede in pericolo il suo sogno di diventare missionario. Sorge in lui
l’idea di darsi ad un audace progetto. Non aveva la possibilità di
portarsi in terre lontane. Non importa. Dato che non potrà essere missionario,
diventerà "Padre di missionari".
FALLIMENTO DELLA PRIMA
SPEDIZIONE IN CINA (1899)
Aveva appena
due missionari, p. Caio Rastelli e il diacono Manini, e li mandò in Cina, con il
vescovo francescano mons.Fogolla, in un momento difficilissimo per quella
nazione. In Cina la Chiesa stava soffrendo la persecuzione dei Boxers. Nella
cerimonia di commiato egli disse loro: "Figli carissimi, quanto è grande la
sorte di poter spargere il proprio sangue per la fede, per amore di Gesù Cristo".
Nel 1901, p.Caio Rastelli, risparmiato dalla persecuzione, fu vinto da un
attacco di tifo e Manini, richiamato in patria, uscirà dall’Istituto. Umanamente
parlando, si trattò di un fallimento.
IL BEATO GUIDO È ELETTO
VESCOVO DI RAVENNA (1902)
È lo stesso
mons. Conforti che racconta: "Quando sua santità mi disse che mi destinava alla
carica di arcivescovo di Ravenna, mi sentii venir meno e scoppiai in lacrime.
Allora supplicai il Santo Padre che mi risparmiasse un tale peso adducendo la
mia poca virtù e dottrina, la mia inesperienza e la mia salute cagionevole, la
debolezza del mio carattere e le pressanti necessità del Seminario per le
Missioni, da me appena fondato; ma Egli non volle accettare alcune di queste
ragioni. Uscii dal Vaticano con l’animo profondamente agitato e una forte febbre
mi tormentò per tutta quella notte". Il beato Guido non aveva mai desiderato di
essere Vescovo. Fu una croce molto pesante. Il card.Ferrari, suo amico gli inviò
una lettera. "Le auguro tutte le grazie indispensabili per diventare davvero un
buon Cireneo". Ravenna era una diocesi difficile. Per questo il Papa Leone XIII
gli aveva detto: "So che volevate andare in Cina come missionario. Ebbene, io vi
ho accontentato: Ravenna è la Cina d’Italia". A Ravenna mons.Conforti lavorò con
molto entusiasmo, ma presto sorsero incomprensioni, malintesi e alcune velate
ostilità che misero a dura prova la pazienza del nuovo arcivescovo. Il beato
Guido si ammala, soffre d’insonnia ed ha sbocchi di sangue. Dopo tre anni fu
costretto alle dimissioni.
VESCOVO DI PARMA (1907)
Quando mons.
Conforti pensava di potersi dedicare interamente alla sua Congregazione, ecco
una lettera del Papa San Pio X: "Siamo in due a chiederLe una carità che Ella
può e deve farci, anche a costo di qualsiasi sacrificio. Il venerando mons.Agani
per provvedere al governo della diocesi così vasta e faticosa desidera avere chi
lo coadiuvi nel ministero e, vescovo sapiente, per l’affetto che porta alla sua
Parma pensando anche all’avvenire, desidera un coadiutore con successione. Ma
perché io possa dare questo segno di affettuosa compiacenza al venerato
fratello, ho bisogno che mons.Conforti, da lui stesso designato, mi dica: "Ecce
ego, mitte me! Eccomi, manda me!". O pesante croce! Monsignor Conforti non poté
mai realizzare ciò che gli sarebbe piaciuto fare!
( Tratto da Missionari Saveriani 2001)
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