Franca ci scrive dalla missione in Bangladesh (progetto sostenuto da Nuovi Spazi al Servire ong onlus e Laicato Saveriano)
La nostra vita in Bangladesh si adegua ai ritmi e alle usanze locali. Molte sono le celebrazioni di festività, delle varie religioni, ed anche i riti che scandiscono lo scorrere della vita.
A fine settembre inizio ottobre si è celebrata la festa Indù della Durga Puja, che celebra la dea Durga che sconfigge il Mahishasura. La dea Durga simboleggia la forza del femminile, la forza della natura e la stagione dell’agricoltura, dopo la stagione delle piogge. Secondo il mito, un demone di nome Mahisha, grazie alle pratiche yogiche era divenuto troppo potente e pericoloso per l’ordine cosmico; così gli dei, attraverso le loro energie e donando ciascuno la propria arma, diedero vita a Durga che, con il suo immenso potere, riuscì a sconfiggere il temuto demone. La vittoria su Mahisha rappresenta, oltre alla vittoria della conoscenza sull’ignoranza, la liberazione dal Samsara, ciclo infinito di nascite e morti. Qualunque donna abbia una causa per cui combattere, si dice che abbia in lei lo spirito della Dea.
In città e villaggi vengono costruiti
portali celebrativi, accese luminarie imponenti intorno ai templi e le famiglie si recano a visitarli. Come in ogni sagra che si rispetti, intorno ai luoghi di culto vengono allestite fiere con bancarelle che vendono candele e fiori per rendere omaggio alla dea, oltre a dolci, snacks, giochi ed altro.
Anche i matrimoni in Bangladesh sono riti complessi che in parte sono comuni a tutte le religioni e in parte sono propri di ogni religione. Noi partecipiamo al matrimonio di un cugino di Patrick, una celebrazione cristiana ecumenica (lei è protestante e lui cattolico). Il giorno precedente il matrimonio si celebra la cerimonia del Gaye Holud, questo antico rito di purificazione, viene eseguito da tutti in Bangladesh, a qualunque religione appartengano.
La cerimonia si svolge separatamente nella famiglia dello sposo e della sposa. La mattina a casa dello sposo, le donne sposate della famiglia si riuniscono per preparare le spezie che servono per la cerimonia: Holud (curcuma), Ghila (il seme dell’erba del sogno africano) e Methi (il fieno greco). Le tre spezie vengono separatamente ridotte in pasta con lo Shilpata (il tradizionale mortaio usato dalle donne in cucina per preparare le spezie). Quando le spezie sono pronte inizia la cerimonia, e i parenti stretti dello sposo iniziano a spalmare una o più spezie sul viso dello sposo. Poi sistemate in un vassoio adeguato, alcune donne della famiglia dello sposo, portano le spezie e alcuni doni alla casa della sposa. Qui avviene la cerimonia per la sposa, che vestita con un elegante Sharee ricamato viene accompagnata da un corteo di parenti e amici con tanto di canti e suoni, al luogo della celebrazione dove viene fatta sedere al centro di un palco preparato appositamente. Le donne, tutte vestite con sharee gialli, si recano al pukur a prendere l’acqua con le tradizionali brocche. Poi tutti i presenti iniziando dai parenti più stretti, passano spalmando sul viso della sposa un poco di impasto di spezie e dandole da mangiare qualcosa di dolce o un pezzo di frutta. Al termine della cerimonia, la sposa effettuerà il bagno rituale e la cerimonia sarà conclusa. Le spezie rimaste verranno quindi riportate alla casa dello sposo dove si effettuerà lo stesso rituale per lo sposo con tutti i suoi parenti e amici e una piccola delegazione della famiglia della sposa.
Le spezie oltre che a purificare e ad avere proprietà curative servono a rendere la pelle più bella e luminosa, così che gli sposi siano belli il giorno delle nozze.
Il giorno successivo nel villaggio della sposa si celebra il matrimonio vero e proprio. Qui il rito dipende dalla religione. In questo caso il rito cristiano ecumenico viene celebrato nella chiesa battista locale, con tanto di sposa in bianco. Lo sposo è accompagnato da alcuni familiari e un gruppo di amici, ma la mamma dello sposo rimane a casa e non partecipa alla celebrazione. Dopo la celebrazione c’è il pranzo. In ogni matrimonio che si rispetti bisogna offrire un lauto pranzo a tutto il villaggio, quindi ecco riso bianco, pulao (un particolare riso profumato che viene cucinato con aggiunta di ghee e spezie), carne di pollo e di capra, pesce, uova, verdure, lenticchie e ovviamente dolci in particolare il Dhoi (lo yogurth).
A differenza dei nostri matrimoni dove tutti gli invitati restano seduti per ore a mangiare, qui in Bangladesh gli invitati arrivano, danno il proprio dono agli sposi, che restano seduti in un apposito palco per salutare i partecipanti, poi si siedono, mangiano, salutano e se ne vanno. Gli ultimi a mangiare sono proprio gli sposi con i parenti più stretti e le persone che hanno aiutato nella preparazione.
Al termine della giornata la sposa insieme allo sposo va a casa dei genitori di lui. Nella tradizione bengalese la donna segue il marito a casa sua e vive in casa con i suoceri. All’arrivo a casa, la sposa viene portata in braccio oltre la soglia e la madre dello sposo accoglie la sposa come se fosse una figlia, offrendole da bere del latte.
Il giorno successivo si tiene il “Boubhat”, letteralmente il “riso della sposa”, cosi chiamato perchè era tradizione che la sposa passasse fra i commensali mettendo nel loro piatto un pugno di riso; ovviamente anche qui si offre un lauto pranzo a tutto il villaggio.
Con questo momento la sposa viene presentata a tutta la famiglia e al villaggio dello sposo. Anche in questo caso alcuni parenti della sposa partecipano alla festa.
Insomma tre giorni di intensi festeggiamenti per la coppia di novelli sposi e le loro famiglie.
Nel mese di Novembre la festività della Commemorazione dei defunti è molto sentita fra i cattolici. Si realizzano ghirlande di fiori che vengono depositate sulle tombe cosparse di petali in tutti i cimiteri cristiani. Esistono ancora piccoli cimiteri di famiglia vicino alle case, qui la famiglia chiede al sacerdote di passare per una benedizione e una preghiera, e i parenti arrivano alla spicciolata durante tutto il giorno, accendono una candela sulle tombe dei loro cari, una rapida preghiera e via.
L’ultimo evento è stato il compleanno di Patrick. In realtà il compleanno in Bangladesh non è molto sentito, tanto che molti bengalesi, soprattutto fra gli adulti e gli anziani, non sanno dire in che giorno sono nati, le feste di compleanno fanno parte della globalizzazione che sta avvenendo. Fra i cristiani però è usanza offrire una intenzione per la S. Messa come preghiera di ringraziamento e di benedizione per la vita del festeggiato, il quale, prima del termine della Messa alla benedizione viene chiamato all’altare dal celebrante e riceve in dono un fiore. Il fiore viene poi deposto dal festeggiato davanti all’immagine di Maria, cui i bengalesi sono molto devoti.
Franca

