fra la gente… missione ad extra

 

Paolo Volta ci invia una sua riflessione sulla missione ad extra che scaturisce dal suo vissuto personale e dalle sollecitazioni ricevute durante la convivenza dalle testimonianze di Franca e Patrik, Graziella, Cristina.

 

“Vivere in mezzo alla gente, fratello fra fratelli, cercando insieme il volto del Padre nello spirito delle beatitudini…”

Iniziava così il progetto di vita della fraternità missionaria di Goma nel 1991, quando per la prima volta andammo a vivere in Africa. E mi sembra che questa frase ci possa aiutare a comprendere come, a mio avviso, il laico saveriano dovrebbe vivere la missione e la partenza, sia in Italia che “ad extra”.

Durante la convivenza di Nocera Umbre, abbiamo ascoltato le testimonianze di Franca e Patric, di Graziella e di Cristina, e, ricordando anche le esperienze di Alessandro e Alessandra e la nostra, mi sembra che si possano ritrovare delle costanti che caratterizzano lo stile dei laici in missione.

“Vivere in mezzo alla gente…” Perciò bisogna conoscere la cultura e la lingua, cosa da fare se possibile prima della partenza, per poter davvero inserirsi senza troppe difficoltà, sapendo che comunque ci portiamo dietro differenze culturali e proveniamo da paesi che hanno colonizzato e che anche ora sfruttano le risorse dei loro territori. Per poter essere accolti, dobbiamo davvero toglierci i sandali….

“Fratello fra fratelli…” Non maestri, non superiori, non “noi e loro”, non con qualcosa da portare o da insegnare; anche la nostra fede si propone solo per vicinanza, e i mezzi di cui si dispone, dalla casa ai modi per spostarsi al modo di vestire, il più possibile vicini alle realtà in cui si vive. Certo “purtroppo” noi abbiamo sempre qualche soldino in tasca ma cerchiamo davvero che questo non ci distanzi da chi ci accoglie. E come sempre in famiglia si sta vicini a quelli più in difficoltà: i Munda e i bambini di strada in Bangladesh, gli Indios in Brasile, i pigmei in Congo, ma anche malati di lebbra o psichiatrici, donne in difficoltà ecc. È interessante questa costante nelle missioni dei laici: sempre si sono trovati a fare famiglia con le realtà più povere fra i poveri.

“Cercando insieme il volto del Padre…” Nei poveri si incontra davvero il Signore, ed insieme a loro, e grazie a loro, cerchiamo con perseveranza i segni della presenza del Signore e dei percorsi che aiutano l’uomo ad avvicinarsi, faticosamente e sempre in modo incompiuto, all’avvento dei “cieli nuovi e terra nuova” a cui aneliamo dal profondo del nostro cuore. Dobbiamo continuamente pregare il Signore chiedendogli di tornare presto, ruolo della preghiera individuale e comune. E questo percorso lo facciamo insieme ai nostri compagni di strada: prima di tutto altri laici saveriani. Sarebbe bellissimo che in missione, ma non solo, si potessero realizzare piccole fraternità, luogo di aiuto reciproco, “del perdono e della festa” per citare Vanier. Ancora di più: perché non sognare piccole fraternità composite, composte da laici, saveriani consacrati ed eventualmente saveriane, dove, nel rispetto delle vocazioni, e pertanto dei tempi e dei luoghi, si potrà essere riconosciuti come discepoli di Cristo per l’amore che portano l’uno per l’altro. (Gv 13, 3435)

“Nello spirito delle beatitudini…” Penso a strutture semplici, nel quartiere, senza grandi mura, aperte all’accoglienza, al servizio dei più deboli, con tempi e spazi per la preghiera, nell’agape fraterna fra varie vocazioni che si completano e si stimolano a vicenda. È sognare troppo?

Paolo Volta



 

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