a Cutro!

Sabato 11 marzo a Cutro, abbiamo voluto esserci!! Perché? Domanda inutile, mica ti chiedi perché vai ad un funerale, perché vai a trovare un ammalato, perché visiti una persona che ha perso un familiare, perché incontri chi è scampato ad un terribile evento, perché partecipi ad un’iniziativa promossa da altri e da te condivisa?

E’ il cuore che dirige la tua volontà e i tuoi passi, vuoi andare e basta, vuoi essere con, in quel momento vuoi essere in quel luogo e, se poi “puoi” assecondare volontà e cuore, vai.

Il viaggio di andata è stato tutto caratterizzato da tempo atmosferico davvero brutto: pioggia, a tratti nebbia, vento. Le condizioni climatiche erano in sintonia con il dolore e l’indignazione per ciò che la notte del 26 febbraio è accaduto, per l’ennesimo naufragio a pochi metri dalla nostra imperturbabile quotidianità.

Abbiamo capito di essere arrivati a Steccato di Cutro nel vedere da lontano prima le tantissime bandiere colorate e poi il concentramento di persone, macchine, autobus.

E’così iniziata la marcia.

C’erano le famiglie delle vittime del naufragio e alcuni dei sopravvissuti, c’erano tanti ragazzi migranti accompagnati dai membri di varie associazioni di volontariato, dagli operatori delle comunità di accoglienza, dalla “Rete 26 febbraio”. Tutti insieme sembravamo stretti in un unico abbraccio, cittadini vogliosi di gridare che questo scempio disumano deve finire. Ci siamo allontanati dalle bandiere, l’esibizione di colori politici non ci sembrava opportuna; nel corso della manifestazione, però, dai discorsi di tutte le persone, sotto ogni bandiera e dietro ogni striscione, emergeva sempre di più una grande e comune umanità. La maggior parte dei manifestanti proveniva dalla Calabria e dalla Puglia, molti altri venuti da lontano per far sentire la propria vicinanza, per non rinunciare a dare la propria testimonianza, per manifestare la propria indignazione difronte all’ennesimo naufragio di vite, di speranze, di umanità, difronte all’indifferenza e a scelte politiche disumane, tutti a chiedere l’apertura di procedure legali affinché chi scappa da guerre, oppressioni, siccità e fame di pane e di un futuro migliore, non debba rischiare la vita per affrontare viaggi crudelmente pericolosi. Ci siamo avvicinati al punto in cui veniva portata la croce, una grande e pesante croce, fatta con i legni, il ferro e i chiodi del barcone arrivato sulle rive della spiaggia di Steccato di Cutro e proprio lì disintegrato dalla forza delle onde del mare. Quei legni, intrisi di speranza prima e di lacrime e disperazione poi, legni ai quali si sono aggrappate mani terrorizzate e piedi consumati da tanto cammino prima di arrivare su quel barcone. Uno degli uomini che portava la croce, con lo sguardo, ha cercato intorno a sé chi potesse aiutarlo a sostenerne il peso: Nino si è offerto e per un breve tragitto l’ha appoggiata sulla propria spalla. Un momento di forte commozione e di intensa preghiera: “Ecco il legno della croce, venite adoriamo…” ritornello della Via Crucis, legno di tante croci, legno di tanti condannati a morte. Siamo poi arrivati in corteo sulla spiaggia, il cielo si era liberato dalle nubi e il sole brillava alto nel cielo. Quel tratto di costa, trasformato nella notte del 26 febbraio in un inferno in terra, è un luogo di grande bellezza. Gli occhi si sono posati su una conchiglia, l’abbiamo raccolta per tenerla con noi, stretta nelle nostre mani, immaginando che potesse portare l’eco dei bimbi ritornati tra le braccia di un Papà e di una Madre genitori di ognuno di noi. In mare, a poche centinaia di metri, una motovedetta in cerca di altri corpi dispersi, il vento, dapprima molto forte, improvvisamente si era placato perché il silenzio diventasse ancora più assordante e, nello stesso silenzio, ognuno affondava nella sabbia lo stelo del fiore che aveva tra le mani. Ognuno esprimeva in modo singolare il proprio stato d’animo: c’era chi fissava l’orizzonte, chi la sabbia, chi i fiori che si mantenevano diritti sulla sabbia, chi rivolgeva uno sguardo di consolazione ai ragazzi migranti che erano là con noi. In un attimo, si è diffusa la notizia del ritrovamento di un’altra bambina, tra i sei e i nove anni, il mare continuava a porre davanti ai nostri visi, quasi come uno sputo, le nostre tremende responsabilità. Abbiamo lasciato il corteo e siamo ritornati da soli alla macchina, meglio avviarsi prima che si creasse l’ingorgo di auto e pullman, bisognava fare strada, ci aspettavano altre 5 ore di viaggio per arrivare a casa. Al nostro ritorno, tanti con insistenza ci hanno chiesto di raccontare, i tanti che avrebbero voluto esserci; condividiamo queste nostre emozioni ma con la speranza di non doverle provare mai più.

Anna Paola e Nino

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