I Laici saveriani in breve ( intervista)

  1.       Quanti anni fa ha cominciato i gruppi del laicato saveriani?

La storia del laicato in Italia è cominciata agi inizi degli anni 90’

  1.      Come comincia la formazione del gruppo del laicato saveriano?

La Provincia italiana dei Padri saveriani rifletteva sulla presenza di molti giovani  che per anni avevano partecipato ai gruppi nelle case saveriane e che ormai adulti volevano continuare a vivere la spiritualità di San Guido Conforti. Radunarono  in un’esperienza estiva di vita comunitaria un gruppo di adulti che cominciò a riflettere sulla possibilità di dare vita al laicato.

  1.      Quali sono i requisiti per diventare un laico saveriano?

Per diventare laici  è necessario far parte di un gruppo che  fa un percorso di formazione e si attiva nel realizzare l’animazione missionaria con i padri della Casa locale.  Ma ciò che conta è che si riconosco nel carisma di San Guido Conforti e lo vivano  in maniera laicale, vivendo il suo battesimo nella vita quotidiana  in Italia o andando in missione. Ciò che conta è avere la missione nel cuore anche se alcuni riescono a partire e altri no

  1.      C´e un segno che accompagni diventare un laico saveriano?

Sì.  Durante la convivenza estiva (un’esperienza alla quale partecipano tutti laici e che dura una settimana) chi ha vissuto con impegno l’anno pastorale che si sta  concludendo firma il proprio impegno in un libro di adesione al laicato e se vuole può esprimere pubblicamente le motivazioni  della sua scelta.

  1.      Che cosa fanno nel presente i laici saveriani?

Affiancano i padri nell’animazione missionaria nelle parrocchie, nei gruppi presenti nelle case saveriane e in altre manifestazioni missionarie sul territorio. Hanno aperto progetti di missione con la presenza di laici nella Repubblica Democratica del Congo, in Brasile e prossimamente in Bangladesh. Dal 2004 una coppia di laici saveriani vive, insieme ad altre persone fra cui una giovane donna mussulmana, in una piccola comunità a Parma, definita “Fraternità missionaria,” In Fraternità si vive in modo semplice: la preghiera, il lavoro, uno stile di vita semplice, l’accoglienza di persone in difficoltà, caratterizzano questo luogo che vuole essere soprattutto un piccolo segno in cui la dimensione della vita comunitaria e la condivisione con chi fa fatica a vivere, sono gli elementi fondamentali per cercare di vivere lo stile di famiglia in Cristo.

  1.      C’ é un legame tra i diversi gruppi nella Italia?

Sì perché ci si incontra due volte all’anno in convivenze (una estiva e l’altra invernale), c’è un piccolo giornale interno intitolato Agenda dove ogni gruppo si racconta ed inviato on line anche agli amici del laicato. Ci piacerebbe inviarlo anche ai gruppi di laici che vivono fuori dall’Italia.

  1.      C´e qualche attività che realizzano insieme, convegni, assemblee?

Sì. Oltre le convivenze , il laicato è organizzato come una ONLUS per consentire di organizzare progetti in missione e iniziative in Italia. Ci riuniamo in assemblea per decidere sulle linee generali poi si demanda al  Consiglio, formato da sei laici dei quali uno funge da presidente,  di organizzare il lavoro e riflettere sugli impegni presi.  I consiglieri provengono dai diversi gruppi presenti in Italia e viene eletto ogni tre anni in Assemblea.

 

  1.      Avete dei laici che lavorano fuori dall’ Italia ?

Abbiamo avuto laici presenti in missione. Attualmente una coppia si sta preparando per vivere un anno in Bangladesh.

 

  1.      Quali sono le difficoltà che avete sperimentato nel passato?

Il cammino iniziale non è stato facile, abbiamo dovuto capire come incarnare il messaggio del Conforti in maniera laica, come relazionarci con i padri per crescere nella corresponsabilità delle azioni e degli intenti. Al principio è stato pure faticoso intendersi ed accogliersi tra i gruppi, che vivendo a distanza avevano abitudini e mentalità diverse. La conoscenza  e la preghiera ci ha permesso di superare molti ostacoli.

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