4 Febbraio :giornata della Fratellanza Umana

Si è svolto il 232 gennaio  presso la casa dei Missionari Saveriani di Desio, un interessante incontro sul dialogo cristiano-islamico, il primo appuntamento di un percorso ormai pluriennale, organizzato dall’Associazione Desio Città Aperta, dall’ Ass. Minhaj Ul QuranMissionari e Laici Saveriani Comunità Pastorale di Desio.

Il punto di partenza della riflessione è stato il “Documento sulla fratellanza umana per la pace e la convivenza comune”. Sono intervenuti Ambrogio Bongiovanni (Direttore del Centro Studi Interreligiosi della Pontificia Università Gregoriana di Roma) e Ibrahim Gabriele lungo (docente di scienze islamiche a Torino).

Il 4 febbraio non è una data come le altre: è la giornata dedicata alla Fratellanza Umana, un concetto che oggi suona quasi rivoluzionario. Ma da dove nasce questa urgenza? Non è un’idea improvvisata, ma il frutto di un cammino lungo, faticoso e profondamente spirituale tra le due più grandi comunità monoteiste del Mondo – Cattolicesimo e Islam Sunnita.

Tutto ha un inizio preciso: il 2007, un anno denso di tensioni globali. In quel clima difficile, 16 saggi musulmani scrissero una lettera a Benedetto XVI con un messaggio tanto semplice quanto dirompente:

“Se cristiani e musulmani non sono in pace, il mondo non è in pace”.

 

Da lì il dialogo non si è più fermato. Non è stato uno “spontaneismo” dell’ultimo minuto, ma una scelta consapevole della Chiesa e delle comunità Islamiche del mondo (basti pensare alla prestigiosa scuola sunnita di Al-Azhar). Un percorso che ha portato Papa Francesco a parlare della nostra epoca come di una “terza guerra mondiale a pezzi”, rendendo quel dialogo non più un optional, ma una condizione vitale per la sopravvivenza.

Oltre la tolleranza: il coraggio di incontrarsi

Spesso confondiamo il dialogo con la “tolleranza”. Ma siamo onesti: la tolleranza è un concetto neutro, a volte quasi negativo, un “sopportarsi” per convivenza civile. Il dialogo è un’altra cosa. È una scelta interiore, uno stile di vita che ci spinge ad andare verso l’altro, di porsi in ascolto, di comprendere.

Come sottolineato dal docente di scienze islamiche Gabriele lungo Ibrahim, in arabo “incontrarsi” significa letteralmente “innalzarsi” rispetto alle piccolezze del quotidiano. Il dialogo crea una relazione profonda che non ha bisogno di arbitri, ma della comune volontà di fare giustizia.

In nome di chi?

Il documento sulla Fratellanza non è un testo laicista o annacquato. Al contrario, è un documento forte, radicale, che mette Dio esattamente al centro. Tutto inizia con un’invocazione potente: “In nome di Dio”.

Ma subito dopo, il testo scende in strada (“in uscita”) e parla a nome di chi soffre:

In nome dei poveri, degli orfani e delle vedove.

In nome dei rifugiati e dei perseguitati.

In nome della libertà, della giustizia e della misericordia.

È un pilastro condiviso: l’amore per Dio è indissolubile dall’amore per il prossimo.

Se dici di amare Dio ma ignori il fratello, c’è qualcosa che non va.

Una sfida antica quanto il mondo

Essere fratelli è difficile. Lo sanno bene Caino e Abele, o Giuseppe con i suoi fratelli. Oggi sembra quasi più facile affezionarsi a un animale domestico che costruire legami autentici con gli esseri umani. Eppure, l’essenziale della fede si rivela proprio qui: nel riconoscere l’altro.

Le religioni, nella loro essenza pura, non hanno mai creato guerre; sono stati gli uomini a tradirne gli insegnamenti. Ibrahim sottolinea un punto fondamentale: rispettare la legge e la Costituzione è, per un credente islamico, un vero e proprio precetto religioso.

La fratellanza è un esercizio quotidiano. Dobbiamo “coltivare noi stessi” per poter riconoscere l’altro.

In un mondo che corre verso l’individualismo, il 4 febbraio ci ricorda che solo restando umani è possibile costruire la pace!

Vittorio

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