Nel 1433 bengalese succedono cose da mille e quattrocento

Aprile ci accoglie con le prime piogge; infatti la prima settimana di Aprile tutti i giorni forti temporali (o forse tempeste tropicali) si abbattono sulla regione del Sundarban, Dalla stanza alla missioncina l’ululare del vento e la pioggia scrosciante sono suggestivi. Patrick dice, te l’avevo detto, infatti quest’anno la fioritura degli alberi di mango è stata particolarmente rigogliosa, e Patrick mi raccontava che i vecchi dicono che quando la fioritura è così abbondante vengono i cicloni. Non chiedetemi le spiegazioni scientifiche, sono i detti dei vecchi (e sicuramente ognuno di noi potrebbe citarne per le proprie regioni di provenienza). Ora gli alberi di mango sono carichi di frutti, ancora acerbi che penzolano dai rami come addobbi dell’albero di Natale.

Finiti i temporali, come Massimo Troisi e Roberto Benigni in “Non ci resta che piangere”, ci svegliamo nel mille e quattrocento. “Pahela Boishakh”, il primo giorno del mese di Boishak (che coincide con il nostro 14 aprile) è il capodanno bengalese. Siamo entrati nell’anno 1433. In epoca di carenza di jet fuel, per venire in Bangladesh non serve l’aereo, basta la mitica DeLorean, la macchina del tempo.

 

Nel 1433 bengalese succedono cose da mille e quattrocento. Infatti continuiamo a trovare malati di lebbra, 5 nei primi mesi dell’anno e alcuni sospetti dobbiamo ancora convincerli a recarsi a Khulna per effettuare gli accertamenti per confermare o escludere la diagnosi. Infatti spesso sono pazienti che arrivano da noi per altre problematiche, mal di schiena, pressione alta, diabete etc e visitandoli viene il sospetto che possa esserci altro, ma convincerli ad andare a Khulna non è semplice. Del resto con il calesse, ops gli autobus locali, per percorrere i 120 km che separano Shyamangar da Khulna, occorrono almeno 5 ore (se l’autobus è diretto), se invece bisogna anche cambiare autobus di ore ne servono almeno 6-7. Se poi a dover venire a Khulna sono giovani donne poco più che ventenni, con figli di 5-6 anni a carico, oltre alla difficoltà oggettiva del viaggio, si aggiunge la necessità di autorizzazione da parte del marito e un parente che le accompagni. Del resto un accompagnatore è comunque necessario, ed ecco che Lipika, una delle nostre collaboratrici, spesso si rende disponibile ad affrontare la trasferta ed accompagnare persone che nella loro vita non sono mai venute in città.

Sempre perchè siamo nel mille e quattrocento i giornali locali riportano la notizia di quasi 200 bambini in tutto il paese morti di morbillo, perchè negli ultimi due anni non sono stati eseguiti i vaccini. Ora per fortuna le campagne vaccinali stanno ripartendo, proprio stasera l’altoparlante annunciava la possibilità di eseguire il vaccino.

Lunedì scorso sr. Roberta mi manda un messaggio, un paziente che avevo visto io alla diagnosi, un ragazzo di 25 anni con tubercolosi che aveva devastato quasi completamente uno dei polmoni, è deceduto nell’arco di due settimane dall’inizio della terapia. Una diagnosi arrivata troppo tardi in un ragazzo troppo giovane.

In fondo siamo nel mille e quattrocento “Ricordati che devi morire….mo me lo segno” per restare nella citazione cinematografica. Nel frattempo la corrente elettrica è sempre più alternata, nel senso che viene a mancare diverse volte nel corso della giornata, cosa che si verifica abitualmente quando la stagione si fa più calda, ma che quest’anno è ulteriormente aggravata dalla crisi energetica. Le file ai distributori di benzina sono sempre più lunghe nei villaggi, per non parlare di quanto avviene nella capitale. Per risparmiare energia è stata data indicazione a chiudere gli uffici in città alle 17 ed i negozi (esclusi quelli di alimentari) alle 19.

Ecco tutto questo si potrebbe forse accettare nel 1433…perchè se fossimo nel 2026 avrebbe ragione Papa LeoneXIV “il mondo è in mano a pochi tiranni” che lo stanno devastando a suon di sfruttamento e guerre quando, con le stesse risorse potremmo dare educazione, salute, cibo e dignità all’intera popolazione mondiale. Giusto per dare un idea, secondo il sito iran-cost-ticker.com (accesso il 20 aprile ore 10 am) la guerra in Iran è costata ai soli contribuenti americani $ 56.317.674.861 in 51 giorni, checorrisponde a circa $1.000.000.000 al giorno, $41.666.667 all’ora, $11.574 al secondo. Senza contare le spese extra per i rincari di energia e carburante, oltre ai costi umani, per l’ambiente e ai costi per il resto del mondo. Come diceva Gino Strada, si prendessero un giorno di ferie. Ma forse ho un po’ divagato.

Franca

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