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Alberto e Serena hanno avuto l’occasione di incontrarsi e confrontarsi con mons. Roque Paloschi presidente del Cimi (Consiglio missionario indigenista), importante organismo pastorale della Chiesa brasiliana
La vita è fatta di incontri, di relazioni, di amicizie.
L’incontro che abbiamo avuto a fine giugno presso il Seminario di Bedonia rappresenta proprio uno di quei momenti in cui si ha la sensazione di aver incontrato una persona che per le sue qualità personali, la sua storia, il suo ruolo, rimarrà senz’altro nella nostra memoria. Mons. Roque Paloschi, arcivescovo di Porto Velho, Brasile, è senz’altro una di queste persone.
L’occasione è nata dal fatto che in precedenza mons. Paloschi sia stato vescovo di Roraima, lo stato amazzonico più settentrionale del Brasile. Qui da anni era presente una missione della nostra diocesi di Piacenza-Bobbio ed, in particolare, era vicario generale don Giancarlo Dall’ospedale, nostro amico, attuale responsabile del Centro missionario diocesano. Don Giancarlo ha voluto perciò che mons. Paloschi, nella sua visita in Italia, venisse anche a Bedonia ad incontrare il nostro gruppo missionario.
L’incontro è stato molto cordiale e la barriera della lingua è stata superata dalle traduzioni di don Giancarlo e dal fatto che il vescovo comunque conosca un po’ d’italiano.
Più che per la sua attività di vescovo diocesano, l’incontro si è soffermato sul suo ruolo di presidente del CIMI (Consiglio indigenista missionario), l’organismo della Chiesa brasiliana nato per favorire e ripensare la pastorale rivolta ai popoli indigeni superando una visione, allora, ancora colonialista. Questa realtà è na-a infatti proprio 50 anni fa, quando un gruppo di missionari, laici, vescovi, religiosi e religio- se, incoraggiati dal Concilio Vaticano II e dalla Conferenza di Medellín, ma soprattutto provo- cati dalla realtà che vivevano i popoli indigeni, hanno cominciato ad aprire nuove strade nella Chiesa, nuovi modi di essere presenti con i popoli indigeni e di essere fedeli al Vangelo.
Dom Paloschi ha sottolineato che l’azione del Cimi è stata in questi decenni caratterizzata dalla difesa della giustizia, dei diritti, della diversità culturale e, in particolare, del ruolo dei popoli indigeni come soggetti protagonisti della propria storia.
È stato un percorso che ha fatto riconoscere la forza e la saggezza dei popoli indigeni nella loro resistenza e tenacia a difendere la vita, a difendere i loro territori e i loro diversi modi di essere, le loro culture e la loro profonda spiritualità.
Mons. Roque in prima persona si è speso ed è stato protagonista della difesa e del riconoscimento della terra indigena di Raposa Serra do Sol.
Ci ha parlato anche del momento difficile che gli indios stanno vivendo da quando è andato al potere Jair Bolsonaro e delle preoccupazioni per le prossime elezioni (non sapeva, allora, che avrebbe poi vinto Lula da Silva).
Ci ha fatto partecipi, però, della speranza che il recente sinodo per l’Amazzonia ha aperto per tutte le popolazioni di quell’immensa regione. Una regione che è anche un simbolo della difesa dell’ambiente e della lotta al cambiamento climatico.
Abbiamo anche ricordato una nostra comune conoscenza, padre Diego Pelizzari, anch’egli impegnato nella pastorale indigenista.
E’ stato ancora una volta profondamente entusiasmante cogliere la profondità dei carismi che la Chiesa sa generare al suo interno e repirare quella cattolicità, ossia universalità,che ci permette di sentirci davvero in comunione.
Sentirsi “fratelli tutti” è stato un ottimo viatico per il cammino di formazione di quest’anno.
Alberto Chiappari Serena Rolandi

