È passato un anno da quando le diverse reti per la pace e la nonviolenza dell’Emilia Romagna promossero la prima mobilitazione regionale il 1° gennaio scorso, in occasione della 58^ Giornata mondiale della pace, celebrata dalla Chiesa cattolica fin dal 1968 nel primo giorno dell’anno.
Da quella presenza pacifista e nonviolenta nelle piazze di tutta la regione è nata il 5 ottobre scorso la “Rete regionale per la pace e la nonviolenza” che raccoglie circa 15 associazioni fra cui la “Casa della Pace” di Parma. Un anno dopo continua però l’inutile strage in Ucraina, il genocidio a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania, aumentano le spese militari globali e i conflitti armati in ogni parte del mondo mentre i politici, i militari, in Italia e all’estero, sembrano incarnare “l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza” (papa Leone XIV, messaggio per la Giornata mondiale della pace dello scorso 2026).
La Rete regionale pace e nonviolenza si
è mobilitata ancora i primi giorni di gennaio, nelle piazze di Bologna, Faenza, Ferrara, Imola, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Rimini. Disarmati e disarmanti, in nome del ripudio costituzionale della guerra e a difesa del diritto internazionale e del sistema dei diritti umani che ha portato la convivenza tra i popoli e le democrazie fuori dalla tragedia di due conflitti mondiali.
Un lungo serpentone è perciò transitato il primo giorno dell’anno lungo le vie del centro storico di Parma per gridare a tutti l’urgenza della Pace.
A Parma, la manifestazione è stata organizzata dalla “Casa della pace”, dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Consulta diocesana per la giustizia, la pace la salvaguardia del creato, il Comune di Parma. Era presente anche un piccolo gruppo di noi Laici e tutta la Famiglia carismatica.
La Marcia è stata aperta dalla messa in Duomo celebrata dal vescovo di Parma Enrico Solmi. Al termine, i partecipanti si sono diretti verso piazza Garibaldi, cuore della città. Si è creata quindi una lunga carovana di persone caratterizzata da cartelli con i nomi dei paesi che nel mondo sono vittime di conflitti e da una lunghissima bandiera della pace sorretta da decine di persone. In piazza, sotto l’albero di Natale illuminato e il Palazzo comunale, si sono tenuti i saluti dell’assessore Daria Jacopozzi e del presidente della Casa della Pace Emilio Rossi.
Il percorso è poi proseguito verso la Chiesa di San Francesco del Prato, i cui restauri abbiamo potuto vedere da vicino in una visita nella Convivenza invernale del 2023.
Nell’austera chiesa francescana, resa scabra ed essenziale per essere stata per anni il carcere della città, si è conclusa la manifestazione con la preghiera del Guardiano dei Frati conventuali ma soprattutto con la sconvolgente testimonianza di Munira, una giovane donna sudanese arrivata in Italia attraverso i corridoi umanitari della Caritas. Munira, originaria del Darfur, ha raccontato le terrificanti atrocità commessa nella sua città, El-Fasher, quando è caduta nelle mani delle “Forze di supporto rapido”: bambini, donne ed anziani bruciati, stupri di massa, uccisioni sommarie, spesso a base etnica.
La partecipazione alla Marcia è stata sicuramente maggiore rispetto agli scorsi anni segno che, nonostante la montante cultura bellicista di questo periodo, cresce, di contro, una sensibilità per la pace figlia della consapevolezza dell’ineluttabilità della convivenza pacifica fra tutti i popoli.
Alberto
