Con il rinnovo del nuovo consiglio regionale italiano, si sono rinnovati anche tanti incarichi, come è normale che sia. E’ anche il caso del nostro caro padre Rosario che lascia dopo tanti anni il suo ruolo come padre saveriano referente del laicato italiano Gli abbiamo espresso un ringraziamento sentito per la sua dedizione alla famiglia laicale saveriana, e per tutto il supporto e l’affetto che ci ha sempre dimostrato. Lui ci ha risposto con una lettera che non potevamo tenere per noi. La condividiamo con gratitudine, e nel frattempo diamo il benvenuto come nuovo referente a padre Carlos Eduardo Reynoso Tostado!
Carissime/i,
confesso che, per qualcuno, il mio “passaggio di testimone” a p. Carlos è arrivato un po’ come un temporale d’estate: rapido, inatteso… e magari senza nemmeno il tempo di mettere al riparo tutte le cose! Ma, a ben vedere, è semplicemente la vita religiosa che segue il suo ritmo: si riceve un incarico, lo si serve con passione (e con qualche inevitabile limite), e poi lo si consegna. È la logica del Vangelo prima ancora che delle Costituzioni saveriane.
Io stesso avevo ricevuto questo compito al termine del servizio come Superiore regionale. E oggi un altro fratello è chiamato a continuare il cammino. Nulla di strano, dunque. Piuttosto, un motivo in più per dire grazie.
Se guardo indietro, riconosco con gratitudine che la vocazione laicale ha avuto un posto importante nella mia vita. Nell’adolescenza il mio avvicinamento alla fede non è stato un cammino solitario: è passato attraverso incontri, relazioni, volti concreti. Prima la scoperta di Cristo, che sognavo di vivere da laico – magari in missione, con una bella famiglia –, poi, quasi a sorpresa, la bellezza di una vita totalmente donata a Dio e ai fratelli, e infine il ministero sacerdotale.
Negli anni ’90, quando mi fu chiesto di far decollare questa nuova realtà del laicato missionario saveriano, non si trattava semplicemente di eseguire una decisione capitolare. Era qualcosa che, in realtà, covava da tempo dentro: negli anni della formazione, nello stile dell’animazione missionaria a Salerno negli anni ’80 e in quel sogno, forse un po’ audace, di una famiglia più ampia. Ricordo ancora quando parlare di “ famiglia saveriana in tre rami” suonava, negli anni ’90, quasi… eresia! Oggi, con un sorriso, possiamo dire che lo Spirito è stato più coraggioso di noi, Laici Missionari Saveriani: l’ultimo Capitolo Generale dei Missionari Saveriani – al quale non ho partecipato – ha allargato ulteriormente l’orizzonte parlando di famiglia carismatica saveriana. E lì, il laicato non è un’aggiunta decorativa, ma una componente essenziale. Perché – diciamolo con chiarezza – non è la stessa cosa essere un volontario che offre un po’ del suo tempo (cosa bellissima!), e condividere invece una vocazione, una spiritualità, una preghiera, un carisma. È un altro passo. È un’altra profondità. È un’altra avventura… ed è anche una grande gioia!
Negli ultimi anni, come referente, ho avuto la gioia vera di camminare accanto a ciascuno di voi. E lo dico senza falsa modestia: ho ricevuto molto più di quanto abbia dato. Molto di più. E questo resta, e continuerà a restare.
Ora il mio ruolo cambia. E, conoscendomi, sarà necessaria una certa… “disciplina interiore” per essere più discreto! Ma non sarò assente. La mia disponibilità rimane piena: quando servirà, ci sarò. Con libertà, con semplicità e con affetto.
Sono anche consapevole delle grandi sfide che abbiamo davanti: l’ invecchiamento, la scarsità (inesistenti!?) di nuove vocazioni… ma diciamolo con onestà: non è un problema solo nostro. È il segno di un tempo in cui la frammentazione è altissima e in cui la fede spesso continua a bruciare come brace sotto la cenere. E verrà il vento dello Spirito a ravvivare il fuoco che cova sotto le ceneri.
E allora? Allora il rischio più grande non è la fatica. È la resa. È tirare i remi in barca e diventare – permettetemi il termine – dei tranquilli “pantofolai spirituali”.
Ma lo Spirito Santo ha una caratteristica ben precisa: disturba! Non lascia tranquilli. Inquieta, spinge, apre strade nuove… magari più piccole, forse più umili, ma autentiche, vive, feconde.
Per questo vi invito – e mi invito – a non lasciarci assorbire passivamente dalla cultura dominante, senza uno sguardo critico. E neppure a rinchiuderci nel nostro piccolo mondo quotidiano. Abbiamo bisogno di uno sguardo largo, capace di vedere oltre, di intuire i germogli nascosti, di scommettere su ciò che ancora non si vede ma già cresce.
Io, personalmente, non sono affatto pessimista. Anzi. Credo che questo sia un tempo esigente, certo… ma anche sorprendentemente fecondo, per chi ha il coraggio di restare sveglio, attento e disponibile.
Vi saluto con grande affetto,
unito a ciascuno di voi nella preghiera, affidandoci al Padre misericordioso.
Padre Rosario Giannattasio
